sabato, novembre 10, 2012
domenica, novembre 04, 2012
ASPETTARE.....
Aspettare....
e non rendersi conto che le cose importanti sono già li' a portata di mano....
Aspettare che la luce ricominci a fluire dentro te....
Aspettare che il tuo compagno di ora il "dolore" possa assumere un altro aspetto... e ti sia d'aiuto e non ti distrugga....
Aspettare che gli eventi possano rafforzati e aiutarti......
Aspettare che quelle mille domande che hai per la testa trovino una risposta....
Aspettare il momento.....
Aspettare la presenza dell'amore che pervade il tuo essere,e ti dia tutto il calore di cui hai bisogno per proseguire il dono della vita......
Aspettare con la consapevolezza che tutto ciò che hai respirato si trasformi.
Aspettare un abbraccio vero....
Aspettare di essere compresi......
Aspettare il Soffio Divino che ti prende per mano....
Aspettare anime affini alla mia......che mi possino aiutare....
Aspettare....non mi resta altro.......
Angela
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sabato, novembre 03, 2012
L'OCCHIO di HORUS (DIO UOMO - UOMO DIO)


Uno dei simboli più famosi e conosciuti del Mito Osirideo resta indubbiamente l’Occhio di Horus, che Osiride, una volta reintegrate le membra disperse da Seth, grazie all’opera di Iside e Neftis, dona al figlio Horus allorquando, emergendo dal mondo della luce velata, la Duat, lo abbraccia trasmettendogli il potere della conoscenza,della consapevolezza e della trasformazione. Simbolo, il cui nome significa essere sano, ebbe grande importanza e diffusione nella civiltà egizia e venne posto, di regola, all'interno dei bendaggi che avvolgevano il corpo del defunto, oltre che su amuleti, rilievi, incisioni e papiri, e in quanto simbolo di rigenerazione e di rinascita rappresentava altresì i 5 sensi più conosciuti: vista, udito, olfatto, tatto e gusto, anche se l'occhio di Ra simboleggia pure quei sensi sconosciuti che permettono di accedere a quella chiamata "energia oscura".Il simbolo dell'occhio di Ra, "colui che tutto vede", fu rinvenuto sotto il dodicesimo strato di bende della mummia di Tutankhamon, essendo considerato un amuleto di aiuto per una nuova vita, ma soprattutto per la rinascita. Graficamente è costituito da un occhio sovrastato da un sopracciglio mentre sotto le ciglie è disegnata una spirale, che scivola da destra a sinistra verso il basso. Per alcuni rappresenterbbe il tratto residuo del piumaggio del falco, animale del quale Horus prende le sembianze. Le leggende relative a questo simbolo profondamente esoterico risalgono alle prime fasi della storia egizia ed hanno subito notevoli cambiamenti nel corso dei secoli. La tradizione più antica lo mette in relazione con il Dio Horo, i cui occhi erano ritenuti essere il Sole e la Luna. Comprendiamo quindi chi fosse quel dio “nascosto nelle braccia del sole” evocato nella celebrazione dei Due Occhi di Horus, come riferisce Plutarco: “Negli inni sacri di Osiride viene invocato – colui che sta nascosto nelle braccia del sole – e il trenta del mese di Epifisi (27 maggio - 26 giugno, quindi al solstizio) si festeggia la nascita degli Occhi di Horus: in questo giorno, infatti, anche la luna e il sole si trovano sulla stessa retta, e per gli egiziani non solo il sole, ma anche la luna sono Occhio e luce di Horus” (Iside e Osiride 52).Che questa simbologia egizia sia rintracciabile trasversalmente nel cammino dei riti lo dimostra la sua persistenza teologica nella Stele di Metternich (IV secolo a.C.). In essa sono espresse alcune chiavi iniziatiche d’accesso alla simbologia del Dio Horus, che indirettamente danno luce al simbolo della Fenice inquadrandolo nella sua valenza cosmologica:
- La protezione di Horus è colui che è nel suo disco ( Ra), che illumina la terra con i suoi Due Occhi.
- La protezione di Horus è il Leone della Notte che viaggia nella Montagna di Manu (l’Occidente)
- La protezione di Horus è la Grande Anima Nascosta che circola nei suoi Due Occhi.
- La protezione di Horus è il Grande Falco che attraversa volando il Cielo ,la Terra, l’Aldilà.
- La protezione di Horus è lo Scarabeo Sacro, il Grande Disco Alato che è nel Cielo.
- La protezione di Horus è l’Aldilà, il paese dove i visi sono rivolti indietro, dove le cose sono invisibili.
- La protezione di Horus è la Divina Fenice che risiede nei suoi Due Occhi.
Nella
Stele di Metternich il segreto di queste attribuzioni si fa infatti
esplicito: una “Grande Anima Nascosta” si sottende e circola all’interno
dei periodi luni-solari rappresentati dai “Due Occhi di Horus”. Essa,
attraverso la palingenesi delle forze celesti nel periplo retrogrado, si
manifesta prima come “Falco”, poi come “Scarabeo”, infine si codifica
come “Divina Fenice”, che “risiede” nei Due Occhi di Horus.Il lascito di
questa tradizione simbolica è attestato da Orapollo, che così si
esprime: “La Fenice è simbolo del Sole e nulla nell’universo è più
grande di esso; il Sole infatti sovrasta e scruta ogni cosa ed è per
questo che viene chiamato dai molti occhi” di Horus".Da qui l’Occhio
della Fenice inteso come illuminazione consapevole di Osiride che
rinascendo incarna il rinnovamento dei cicli celesti. Parimenti Orapollo
attesta: “Gli Egiziani quando vogliono simboleggiare il grande
rinnovamento ciclico degli astri, raffigurano un Bennu” (I geroglifici
II, 57), l’uccello dalle brillanti piume rosse, sacro ad Heliopolis,
identificato con l’Airone, per il suo becco lungo e diritto e la testa
adorna di due piume, che i Greci più tardi chiamarono Fenice.Grande
uccello purpureo - Fenice in greco significa appunto rosso- con le
sembianze a metà fra un’aquila e un airone. di grande fascino,
messaggera della luce e incarnazione di divinità immortali. Il suo
colore e le sue modalità ne fanno un’immagine solare per eccellenza,
associata com’è al rosso e al fuoco. Era considerata levarsi con
l’aurora sulle acque del Nilo, come un Sole. Come il Sole quindi si
levava e come il Sole si spengeva nelle tenebre della notte per
rinascere dalle sue stesse ceneri. Lo avevano perfettamente compreso i
Faraoni della XVIII dinastia Amenophis III e IV - il famoso Akhenaton,
che valorizzarono il culto del Dio Unico Solare - Lunare al contempo,
identificandolo con il Dio Atun, che prese il posto del Dio Amon-Ra ,
che, grazie alla casta sacerdotale tebana, aveva progressivamente preso
il sopravvento sulle molteplici divinità del composito Pantheon egizio. A
differenza delle altre divinità egizie Aton non è rappresentato in
forma antropomorfa, ma sempre come un Sole i cui raggi sono braccia
terminanti con mani, alcune delle quali reggono l’Anck , il simbolo
della vita Il monoteismo del culto di Aton, racchiudeva comunque in sé,
senza rinnegarlo, il complesso politeismo egizio in cui ogni città era
legata a diverse divinità e, spesso, la divinità della città che
prendeva il sopravvento diventava la divinità principale (almeno fino a
quando quella città continuava a detenere il potere). Quando la città di
Heliopoli ebbe il sopravvento religioso su Menfi Horo fu assimilato a
Ra e il Sole venne associato all'occhio di quest'ultimo, lasciando ad
altra divinità l'occhio lunare, divinità, che alcuni egittologi
ritengono sia Thot divinità egizia della Luna, della sapienza, della
scrittura, della magia.Al Duplice Occhio di Horus è connessa una
numerazione e una simbologia iniziatica.
In base alle antiche tecniche di misurazioni egiziane, il disegno dell’occhio è composto da differenti frazioni ognuna con un suo significato:
In base alle antiche tecniche di misurazioni egiziane, il disegno dell’occhio è composto da differenti frazioni ognuna con un suo significato:
- ½ rappresenta l’odore ( forma di naso al lato dell'occhio)
- ¼ rappresenta la vista e la luce (pupilla)
- 1/8 rappresenta il pensiero(sopracciglio)
- 1/16 rappresenta l’udito (freccia sul lato dell’occhio che punta verso l’orecchio)
- 1/32 rappresenta il gusto, il germogliare del frumento (coda curva)
- 1/64 rappresenta il tatto (piede che tocca terra) .
Il
racconto egizio riferisce che un allievo scriba della Casa della Vita,
facendo notare al suo maestro che il totale delle frazioni ottenute
sommando i valori dell’Occhio di Horus si dava nell’espressione 1/2 +
1/4 + 1/8 + 1/16 + 1/32 +1/64 = 63/64 ebbe per risposta che il
sessantaquattresimo mancante a completare l’unità sarebbe stato donato
dal dio Thoth allo scriba che si fosse messo sotto la sua protezione.
Thot le sue qualità di mago le dimostrò allontanando da Horus il veleno
letale di Seth,riuscendo a farsi restituire dal Dio del male - l’occhio
sinistro - di Horus strappatogli in combattimento ed ad inserirlo
nuovamente nell’orbita vuota. Questa leggenda nasconde il segreto del
cammino iniziatico, che Akhenaton ebbe l'ardire di "svelare" e i Suoi
successori di "ri-velare", come attestano "le immagini criptate" del
cammino seguito dalla Regina Nefartari, la moglie del Faraone Ramsete
II, cammino inciso sui quattro pilastri, posti ai quattro lati del suo
sepolcro.Ma che rapporto simbolico c'è tra l'occhio destro e quello
sinistro?
OCCHIO SINISTRO - L’occhio cieco di Horus - DIO Uomo- Uomo DIO Ma cosa vediamo nel complesso degli occhi di Horus ed in particolare nell’Occhio sinistro ? Vediamo che il Suo Occhio destro, il sano, l’Occhio divino, resta suo, mentre l'altro, quello sinistro 'imperfetto, è destinato all'uomo. Occhio che, nella leggenda, Horus perde nello scontro con Seth, il Dio del male, che vive ed opera sulla terra, avendo usurpato il potere al suo legittimo Re - Osiride, ucciso e tagliato in 14 pezzi. Occhio Sinistro, che Horus, nel corso del suo passaggio terreno, deve assolutamente trovare e reimpiantare nel bulbo oculare vuoto. Infatti nel Libro dei Morti, cap.LXVI si legge: “ Io sono Horus, il figlio primogenito di Osiride, che dimora nel mio occhio destro. Giungo dal cielo e rimetto Maat ( la Dea della verità e della giustizia) nell’occhio di Ra (il Dio Sole)”,che, per gli egiziani, è appunto "il sinistro".
La riconquista della vista dell’occhio sinistro può avvenire quindi solo se l’uomo o la donna, nel loro cammino terreno, hanno praticato le 42 prescrizioni indicate dalla Dea Maat e valutate, nella cerimonia di pesatura del cuore, dal Dio Thot, che assume una veste altrettanto importante durante l’esperienza che ogni individuo compie nel Suo tragitto terreno, soprattutto quando decide di intraprendere un cammino iniziatico teso alla conquista della Vera Vista:
- apertura del Terzo occhio secondo lo schema scelto nel mondo orientale.- apertura dell’occhio sinistro secondo l’insegnamento misterico egizio, che rappresentava questo stato psicofisico con il simbolo dell'occhio destro, da cui sgorga l'energia del serpente, rappresentato da un cobra femmina, che è la manifestazione della dea che personifica l'occhio ardente di Ra - l'ureo -. L’ureo, posto sul copricapo dei Faraoni da solo o più spesso insieme ad un avvoltoio, ovvero un grifone, rapprentava, agli occhi dei sudditi,il simbolo vivente del potere divino dei Faraoni e indicava appunto il possesso della Terza Vista. Il cobra, la cui coda forma il simbolo dell'infinito, ripetuto per tre o più volte,si solleva verso il cielo oltre l’infinito. Posto sulla fronte del Faraone mostra che si è svegliato dal letargo terreno per raggiungere il mondo ultraterreno. L'ureo, posto non a caso sul copricapo della regina Nefertiti, moglie del Faraone Amenophi IV detto Akenathon, voleva indicare che anche Lei possedeva questo potere. Questo occhio appare disegnato anche sul braccio della Regina Nefartari, su uno dei quattro piloni della stanza dove era stato posto il suo sarcofago funerario, con un chiaro signicato misterico e segreto del tutto incomprensibile anche ai più esperti eggittologi.Si tratta infatti dell’occhio sinistro in comune tra Horus e l'Uomo, occhio che è stato reso cieco alla visione del mondo degli Dei e che solo con l’aiuto di un Dio, appunto Thot, potrà tornare a “vedere” “simile ad un falco d’oro dalla testa di Fenice - Dio Uomo- Uomo DIO -
E’ infatti in questa differenza di comportamento in vita che si rivela la natura dell'annunciata magia di Thot, il Sacro Ibis dalle piume purpuree, come quelle dell’Airone che aiuta l’iniziando a compiere “il miracolo” di riuscire nuovamente a vedere durante l’esistenza terrena con ambedue gli occhi il mondo terreno e quello celeste, in modo da superare brillantemente e senza difficoltà la prova della pesatura del cuore e spiccare il volo – nuovamente -verso il cielo”
OCCHIO SINISTRO - L’occhio cieco di Horus - DIO Uomo- Uomo DIO Ma cosa vediamo nel complesso degli occhi di Horus ed in particolare nell’Occhio sinistro ? Vediamo che il Suo Occhio destro, il sano, l’Occhio divino, resta suo, mentre l'altro, quello sinistro 'imperfetto, è destinato all'uomo. Occhio che, nella leggenda, Horus perde nello scontro con Seth, il Dio del male, che vive ed opera sulla terra, avendo usurpato il potere al suo legittimo Re - Osiride, ucciso e tagliato in 14 pezzi. Occhio Sinistro, che Horus, nel corso del suo passaggio terreno, deve assolutamente trovare e reimpiantare nel bulbo oculare vuoto. Infatti nel Libro dei Morti, cap.LXVI si legge: “ Io sono Horus, il figlio primogenito di Osiride, che dimora nel mio occhio destro. Giungo dal cielo e rimetto Maat ( la Dea della verità e della giustizia) nell’occhio di Ra (il Dio Sole)”,che, per gli egiziani, è appunto "il sinistro".
La riconquista della vista dell’occhio sinistro può avvenire quindi solo se l’uomo o la donna, nel loro cammino terreno, hanno praticato le 42 prescrizioni indicate dalla Dea Maat e valutate, nella cerimonia di pesatura del cuore, dal Dio Thot, che assume una veste altrettanto importante durante l’esperienza che ogni individuo compie nel Suo tragitto terreno, soprattutto quando decide di intraprendere un cammino iniziatico teso alla conquista della Vera Vista:
- apertura del Terzo occhio secondo lo schema scelto nel mondo orientale.- apertura dell’occhio sinistro secondo l’insegnamento misterico egizio, che rappresentava questo stato psicofisico con il simbolo dell'occhio destro, da cui sgorga l'energia del serpente, rappresentato da un cobra femmina, che è la manifestazione della dea che personifica l'occhio ardente di Ra - l'ureo -. L’ureo, posto sul copricapo dei Faraoni da solo o più spesso insieme ad un avvoltoio, ovvero un grifone, rapprentava, agli occhi dei sudditi,il simbolo vivente del potere divino dei Faraoni e indicava appunto il possesso della Terza Vista. Il cobra, la cui coda forma il simbolo dell'infinito, ripetuto per tre o più volte,si solleva verso il cielo oltre l’infinito. Posto sulla fronte del Faraone mostra che si è svegliato dal letargo terreno per raggiungere il mondo ultraterreno. L'ureo, posto non a caso sul copricapo della regina Nefertiti, moglie del Faraone Amenophi IV detto Akenathon, voleva indicare che anche Lei possedeva questo potere. Questo occhio appare disegnato anche sul braccio della Regina Nefartari, su uno dei quattro piloni della stanza dove era stato posto il suo sarcofago funerario, con un chiaro signicato misterico e segreto del tutto incomprensibile anche ai più esperti eggittologi.Si tratta infatti dell’occhio sinistro in comune tra Horus e l'Uomo, occhio che è stato reso cieco alla visione del mondo degli Dei e che solo con l’aiuto di un Dio, appunto Thot, potrà tornare a “vedere” “simile ad un falco d’oro dalla testa di Fenice - Dio Uomo- Uomo DIO -
E’ infatti in questa differenza di comportamento in vita che si rivela la natura dell'annunciata magia di Thot, il Sacro Ibis dalle piume purpuree, come quelle dell’Airone che aiuta l’iniziando a compiere “il miracolo” di riuscire nuovamente a vedere durante l’esistenza terrena con ambedue gli occhi il mondo terreno e quello celeste, in modo da superare brillantemente e senza difficoltà la prova della pesatura del cuore e spiccare il volo – nuovamente -verso il cielo”
Alla ricerca dell'elefante Bianco
giovedì, ottobre 11, 2012
Le nostre scelte condizionano il nostro destino
Nell’esistenza umana ogni essere creato
deve procedere, dalla nascita fino alla morte, su un percorso
prestabilito, un percorso chiamato destino. Generalmente, l’uomo comune è
schiavo del proprio destino e subisce gli eventi della propria vita
piuttosto che controllarli e dirigerli nella direzione da lui
desiderata. Per capire meglio questa situazione, immaginiamo una persona
che vuole attraversare a nuoto un fiume. Il fiume in questo caso
rappresenta il destino che scorre invariabilmente. La persona in causa
ha due possibilità:
- quella di gettarsi nel fiume e nuotare fino all’altra riva, avendo chiaro davanti a sé l’obiettivo che deve raggiungere. Per farlo compie degli sforzi coscienti – cioè affronta e controlla il proprio destino; gli eventi della propria vita vengono così determinati dalla persona stessa e dalla volontà divina;
- quella di gettarsi nel fiume e, invece di nuotare fino all’altra riva, lasciarsi trascinare dalla corrente pensando che prima o poi sarà portata dalla stessa vicino all’altra riva. La domanda che ci possiamo porre è: quanto prima, quanto poi sarà portata all’altra riva? E contro quali e quanti ostacoli dovrà urtare e farsi male prima di essere portata dalla corrente sull’altra riva?
Ad
ogni passo che compiamo sul percorso individuale, spirituale o
materiale, dobbiamo prendere delle decisioni. La nostra vita è fatta di
decisioni. Decisioni giuste o sbagliate. Dio ci ha dato questo grande
dono del libero arbitrio che ci permette di essere simili a Lui, ci
permette di creare i nostri destini attraverso le scelte che facciamo in
ogni istante. Insieme a questo dono di libertà Dio ci ha dato anche
l’indipendenza, in quanto, tramite la possibilità che abbiamo di
decidere diventiamo gli unici responsabili delle nostre azioni e della
nostra vita. Però decidere non è una cosa facile da farsi per una
persona la cui coscienza è ancora oscurata dal velo dell’ignoranza.
Infatti possiamo dire di far uso del libero arbitrio soltanto quando
siamo coscienti e responsabili, spiritualmente parlando. Se “viviamo” la
vita solo per mangiare, dormire, procreare e lavorare, di certo non
usiamo il libero arbitrio, non scegliamo con cognizione di causa ma
siamo trascinati dal destino. Possiamo dire che è il destino a scegliere
per noi. E’ bene capire però che il destino non è invariabile. Il
destino può essere cambiato. Questo cambiamento del destino si realizza
prima di tutto operando delle giuste scelte o decisioni e poi applicarle
praticamente.
Dal punto di vista fisico le scelte che dobbiamo fare sono generalmente
legate alla famiglia, al lavoro, alla cerchia di amici, ai vari oggetti
che decidiamo di possedere o meno, etc.
Dal punto di vista spirituale invece la situazione è un po’ più
complessa. Intanto cominciamo col dire che arrivano ad avere un
approccio spirituale nella vita solo quelle persone che si trovano ad un
punto della loro evoluzione interiore che permette loro di avvicinarsi
ad un cammino spirituale o ad un Maestro spirituale, altrimenti possono
vivere anche tutta la vita senza avere la benché minima preoccupazione
per lo spirito.
Mano a mano che la persona cresce interiormente, diventa spiritualmente
più matura, appaiono anche, nella sua coscienza, tutta una serie di
domande che necessitano di una risposta: perché sento questo vuoto
interiore? Devo veramente vivere il resto della mia vita solo per
lavorare, mangiare, etc., o esiste anche qualcos’altro? Cosa ci faccio
qui? Da dove vengo? Cosa mi succederà dopo la morte? Esiste vita oltre
la morte? Etc, etc. Insieme a queste domande cresce anche l’interesse
per quello che la persona crede che sia spirituale, si cominciano a
leggere libri che prima non si pensava neanche di leggere, ad ascoltare
musica che prima non si considerava, ad incontrare persone “diverse”,
persone che abbiano degli interessi spirituali. Arrivata a questo punto,
la persona sente la necessità di essere guidata nel misterioso percorso
dello spirito, quindi appare la necessità di trovare una guida
spirituale ed un sentiero spirituale che gli permetta di crescere
interiormente.
Questo è, da una parte un momento magico per l’aspirante alla
spiritualità, e da un’altra parte un momento estremamente pericoloso per
la persona in causa, in quanto ai nostri giorni “l’offerta spirituale” è
tanta ed il rischio di prendere una strada sbagliata è grande a causa
dei molti trafficanti di anime che commerciano la spiritualità. Se in
questo momento si prende la strada sbagliata, c’è il rischio che
l’intera esistenza e forse anche molte altre esistenze successive
vengano compromesse e che la persona ristagni o ancor peggio regredisca.
Parlando per analogia è come trovarsi ad un incrocio con decine di
direzioni, e noi dobbiamo sceglierne una sola: quella che ci porta a
Casa. Se scegliamo la direzione sbagliata, il risultato sarà il nostro
allontanamento da Casa e una grande perdita di tempo prima di ritrovare
la giusta direzione.
Questo
è veramente uno dei momenti più importanti e anche più rischiosi
nell’evoluzione spirituale di una persona. Talmente importante che
moltissimi Maestri autentici, mistici e santi, sacre scritture e profeti
si sono soffermati e hanno lasciato ai posteri delle indicazioni molto
chiare affinché non si smarriscano e non corrano il rischio di seguire
delle chimere, sciupando le loro esistenze. Nonostante però l’abbondanza
di informazioni su come scegliere un Maestro e un sentiero spirituale
da percorrere, le persone puntualmente fanno delle scelte sbagliate, e
questo lo notiamo dai loro risultati e dal risultato disastroso della
società in cui viviamo. Le persone scelgono, stranamente, gli impostori
invece dei Maestri autentici, preferiscono praticare una pseudo –
spiritualità piuttosto che una spiritualità semplice e vera,
preferiscono avere degli “stati”, dei “vissuti” invece di avere la
Realizzazione, scelgono di praticare bizzarre pratiche per entrare in
stati di trance piuttosto che sviluppare la coscienza limpida ed
adamantina di cui parlano i testi sacri, preferiscono leggere testi
scritti da pseudo – guru che a loro volta hanno preso le informazioni da
altri libri invece di cercare di approfondire lo studio delle sacre
scritture rivelatrici di verità, diventano troppo preoccupati a
praticare la “spiritualità” promossa da pseudo movimenti spirituali e
dimenticano così Dio, diventano sempre più opachi interiormente invece
di diventare luminosi, danno strane interpretazioni alle scritture solo
per giustificare le loro debolezze, confondono le loro debolezze che non
controllano con la pratica di una spiritualità moderna o di quello che
loro chiamano “Tantra”. Eppure le cose potrebbero essere molto semplici.
Basterebbe prendere esempio. Basterebbe studiare la vita dei santi e
vedere se ciò che essi dicono e ciò che noi pratichiamo corrisponde. Non
per niente sono diventati santi! Invece no, la maggior parte delle
persone sceglie degli pseudo – guru che danno loro degli pseudo –
insegnamenti e così, la conseguenza sarà una pseudo – evoluzione
spirituale. La gente ha paura di essere sincera, soprattutto con sé
stessa. Si cerca spesso di attribuire a sé stessi facoltà che in realtà
non si possiedono, meriti che in realtà non si hanno, etc, etc. e questa
cosa è essenzialmente un vero ostacolo sul cammino spirituale in quanto
non puoi cambiare qualcosa avendo una base falsa, non si può cambiare
quello che non esiste, si entra solo più profondamente nell’illusione.
Comunque, per le persone lucide e sincere con sé stesse, quelle persone
che non hanno paura di “guardarsi allo specchio” ed accettare quello che
vedono sperando in un miglioramento, esistono fortunatamente delle
scritture e delle testimonianze di persone sante, persone che come loro
hanno avuto il coraggio di accettare la verità e di migliorarsi. Queste
testimonianze, anche se sotto forma di versi, di metafore, o semplici
racconti sono comunque delle vere e proprie guide spirituali, delle
indicazioni preziose per capire quali direzioni dobbiamo prendere.
Queste indicazioni le ritroviamo in tutte le tradizioni spirituali del
pianeta. Per esempio, siccome si sa che l’uomo “è debole” e tende farsi
abbindolare dalle cose “lucenti” (non tutto ciò che luccica è oro!)
nella tradizione cristiana, più esattamente nell’Apocalisse, troviamo un
chiaro ammonimento – indicazione: “Questi sono spiriti di demoni, che fanno miracoli stupefacenti”. (Apocalisse 16 – 14) Oppure: “Il
Diavolo e i suoi spiriti hanno anche loro il potere di compiere
miracoli. I miracoli provano una sola cosa: potere sovrannaturale. Un
simile potere però può venire sia da Dio che da Satana” (Deuteronomio 13: 1-5; Apocalisse 13:13, 14) E poi, Gesù, da quale terribile pericolo ci mette in guardia? Ecco: “Ci
saranno falsi cristo e falsi profeti; questi faranno dei miracoli così
grandi che inganneranno, se sarà possibile, persino gli eletti.”
(Matteo 24:24). Quale modalità possiamo utilizzare per distinguere gli
impostori dalle persone che hanno il dono della spiritualità? La
risposta la troviamo sempre nella Bibbia che dice di verificare se i
loro insegnamenti e il loro comportamento sono conformi alla parola di
Dio. Se predicano e si comportano contrariamente a quello che dicono le
scritture o se si comportano contrariamente a quello che predicano,
allora sono dei falsi profeti e “non c’è alcuna luce dentro di loro”
(liberamente tratto da Isaia 8:20) Mentre noi suggeriamo un’altra
citazione che dice: “l’albero si riconosce dai suoi frutti mentre l’uomo
si riconosce dalle sue azioni”…
E questo perché la gente pensa che “miracoli” o poteri paranormali siano
necessariamente sinonimo di spiritualità. In verità il più delle volte è
esattamente il contrario, ed ecco che, non a caso, nell’Apocalisse
abbiamo questo ammonimento.
Se
invece vogliamo far riferimento alla tradizione buddista, non possiamo
non pensare alle parole piene di saggezza del famoso Milarepa, parole
che, anche se sotto forma di versi, hanno descritto con una chiarezza
sbalorditiva i rischi che corre l’aspirante alla Suprema Liberazione.
Ecco le sue magiche parole, balsamo per il cuore e per la mente, nonché
fonte di ispirazione per tutti quelli che intendono seguire la retta
via:
“Io non ho mai accordato valore e non ho studiato la complicata
conoscenza tramite le parole, scritta nei libri sotto la forma
convenzionale delle domande e delle risposte che siano affidate alla
memoria; queste portano soltanto alla confusione mentale e non alla
realizzazione concreta della Verità. In questa conoscenza verbale sono
ignorante; e se mai l’ho conosciuta, l’ho dimenticata da tempo.
A lungo abituato a meditare sulle Elette Verità Sussurrate,
ho dimenticato tutto ciò che è detto nei libri!
Abituato come sono stato a studiare la Scienza – Che – Non – Sbaglia
La conoscenza dell’ignoranza che sbaglia ho perduto!
A lungo abituato a studiare tutto attraverso le mie stesse esperienze,
Ho dimenticato il bisogno di cercare le opinioni degli amici!
A lungo abituato ad applicare ogni esperienza alla mia stessa conoscenza spirituale,
Ho dimenticato tutti i credo e i dogmi!
A lungo abituato a meditare sull’Innato,
Ho dimenticato tutte le definizioni!
A lungo abituato a meditare su tutti i fenomeni visibili come se fossero Dharmakaya,
Ho dimenticato tutte le meditazioni inventate dalla mente!
A lungo abituato a comprendere il senso del Silenzio,
Ho dimenticato il modo in cui sono tracciate le radici dei verbi!
Traccia tu, o sapiente, queste cose in libri standard!
Non operando il bene,
Accumulate il risultato delle cattive azioni!
Se il dolore e la tristezza sinceramente desiderate evitare,
Evitate allora di fare del male agli altri!
Rimpiangendo e confessando tutti i peccati,
E giurando di non commettere più alcun male,
Siete sulla via più breve per compensare i peccati commessi!
Quelli che loro stessi non sanno in che direzione vanno,
Però si permettono comunque di spacciarsi per guide spirituali per gli altri,
Fanno del male a loro stessi e agli altri!
Se l’insegnante non proviene da una linea non interrotta,
Quale è il senso dell’iniziazione?
Se il Dharma non è fuso con la propria natura,
A che serve conoscere a memoria i Tantra?
Se dentro qualcuno non nasce il rimorso,
Che senso ha dire: “rinuncia e pentiti”?
Se qualcuno non medita sul fatto di amare più gli altri che se stesso,
Che senso ha dire solo con la bocca: “oh, povere creature!”?
Non abbiate fretta di aiutare gli altri se non avete realizzato la Verità
In tutta la Sua pienezza; sareste come il cieco che cerca di guidare un altro cieco!
Se l’Iniziazione mistica non ottenete,
Le semplici parole che i Tantra portano, vi serviranno solo come manette!
Se non meditate sulle verità scelte,
La semplice rinuncia alla vita mondana sarà solo tortura di sè!
Se le cattive passioni non sottomettete attraverso il loro antidoto,
Le semplici prediche verbali saranno solo dei suoni vuoti!
Se non ottenete il Grande Merito,
E lavorate solo per voi, l’esistenza nel Samsara continuerà !
Se la luce della Pace Interiore non ottenete,
Il semplice piacere esteriore diventerà solo una sorgente di dolore!
Occupate il posto più in basso e otterrete quello più in alto!
Affrettatevi lentamente e presto arriverete!
Se perderete tutte le differenze che sentite tra voi e gli altri,
Sarete pronti a servirli!
E quando servendo gli altri otterrete dei frutti, allora vi incontrerete con me,
E trovando me, conquisterete lo Stato di Buddha!
Servire un Guru perfetto,
E servire una persona abile,
Sembra essere la stessa cosa, però siate attenti e non le confondete!
La vera discesa della Vacuità nella mente,
E l’ossessione illusoria della coscienza,
Sembrano essere la stessa cosa, però siate attenti e non le confondete!
La conoscenza del Puro, Luminoso Stato, tramite la meditazione
E l’indulgenza dello Stato Tranquillo che nasce dalla trance estatica,
Sembrano essere uguali, però siate attenti e non le confondete!
Il flusso del Profondo Intuito
E altre convinzioni del tipo: “Questo sembra essere vero”,
Sembrano essere uguali, però siate attenti e non le confondete!
La chiara percezione della Mente Non – modificata
E il nobile impulso di servire gli altri,
Sembrano essere uguali, però siate attenti e non le confondete!
Il dono spirituale che brilla dentro qualcuno come risultato delle Cause Incatenate
E il merito temporaneo, portatore di beni terreni,
Sembrano essere uguali, però siate attenti e non li confondete!
La guida spirituale e i comandamenti profetici delle custodi matrika e dakini
E le tentazioni degli ingannevoli fantasmi e spiriti,
Sembrano essere uguali, però siate attenti e non le confondete!
Il fiore dei regni Nirmanakaya
E il celeste fiore di un paradiso sensuale,
Sembrano essere uguali, però siate attenti e non le confondete!
Un chaitya così come gli dei producono miracolosamente
E un chaitya così come i demoni possono manifestare,
Sembrano essere uguali, però siate attenti e non le confondete!
La fede che risulta dalle connessioni karmiche del passato
E la fede creata tramite metodi artificiali,
Sembrano essere uguali, però siate attenti e non le confondete!
Il successo reale che qualcuno ha ottenuto
E il successo apparente, di cui parlano le voci,
Sembrano essere uguali, però siate attenti e non li confondete!”
Come avete potuto leggere, nelle parole di Milarepa abbiamo le
indicazioni chiare per discernere nella scelta del Guru, nella scelta
del Sentiero, nella scelta di ciò che intendiamo praticare. E tenete
conto che Milarepa è un nome altisonante nella tradizione buddista,
quindi, evidentemente una autorità in materia di spiritualità!
Se invece vogliamo spostarci nella tradizione spirituale indiana non
possiamo non pensare alle preziosissime informazioni che ci hanno
lasciato Ramakrishna, Vivekananda, Aurobindo, Sri Yukteswar, etc. Tra
tutti però, quelli che hanno parlato più chiaramente credo siano stati
Ramakrishna, quando ha detto che non ci si può improvvisare maestri, che
per essere maestri bisogna avere le carte in regola, avere ciò che lui
definiva “mandato divino” e Vivekananda. Personalmente preferisco
Vivekananda che alla domanda: “come deve essere un Maestro affinché noi
capiamo che lui è tale?” – ha risposto con la chiarezza che gli è
specifica e che non può lasciare spazio ad interpretazioni. Ecco di
seguito le parole di Vivekananda, questo colosso della spiritualità, che
ha insegnato parimenti in Oriente e in Occidente:
“Una
condizione necessaria per essere un maestro è essere pieno di purezza.
Ci chiediamo spesso: “Perché preoccuparci del carattere e della
personalità del maestro? Dobbiamo giudicare solo quello che egli ha
detto e ci ha rivelato”. Ciò è falso; se un essere umano desidera
istruirmi su problemi legati alla meccanica o alla chimica etc., allora
egli può essere qualunque cosa desideri, moralmente parlando, perché le
scienze fisiche implicano prima di tutto qualità intellettuali. Però,
dall’inizio alla fine del progresso nelle scienze spirituali, è
impossibile che appaia qualunque sorta di luce spirituale in un’anima
impura. La condizione sine qua non per conoscere Dio è la purezza del
cuore. Una visione di Dio o la percezione di ciò che si trova oltre le
apparenze non si ottiene mai prima della purificazione dell’anima.
“Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. In quest’unica frase è
condensato l’insegnamento essenziale di tutte le religioni. Se avete
compreso questo, conoscete tutto ciò che è stato detto in passato e
tutto ciò che sarà detto in futuro, non avete più bisogno di cercare da
un’altra parte perché avete tutto ciò che è necessario in quest’unica
frase; tale frase riesce a fare quello che non riescono a fare tutte le
scritture messe insieme.
Così, per quel che riguarda il maestro spirituale, dovremmo prima
vedere se egli è ciò che dice di essere. Egli deve essere perfettamente
puro. Soltanto allora le sue parole sono valide perché egli è il vero
“trasmettitore”, la vera “antenna divina” tramite la quale Dio può
rivelarsi in maniera non distorta. Che cosa potrebbe mai trasmetterci se
non detenesse il potere spirituale e la purezza in sé? Affinché egli
possa trasmettere al discepolo, tramite la risonanza, la vibrazione
della spiritualità, questa vibrazione deve essere fermamente
stabilizzata nella sua coscienza.
In realtà, il ruolo dell’insegnante è quello di trasmettere qualcosa
e non solo di stimolare le facoltà intellettuali o di qualunque altro
tipo del suo allievo. Qualcosa di reale e profondo viene trasmesso dal
maestro al discepolo: Shakti. Per questo motivo, il maestro deve essere
puro, in quanto la trasmissione è realizzata solo al di fuori di
qualunque motivo egoistico: profitto, gloria, fama, etc. Lo Spirito
Santo può essere trasmesso soltanto attraverso l’amore. Qualunque motivo
egoistico allontana l’amore. Dio è amore; soltanto colui che conosce
Dio come amore può insegnare agli uomini che cosa siano la santità, la
fede e Dio.
Quando trovate tutte queste cose riunite nel vostro maestro, siete
al sicuro; altrimenti, se non le trovate, non è prudente seguire il suo
insegnamento, in quanto egli non potrà riversare la santità nei vostri
cuori, e correte il grande rischio che riversi dentro di voi solo
perversione. Non possiamo imparare ad amare, a comprendere e ad
assimilare le verità della via spirituale in qualunque posto e da
chiunque”.
(Swami Vivekananda)
In
conclusione, possiamo dire che è molto importante, di vitale
importanza, il fatto di imparare a fare le scelte giuste se desideriamo
che i nostri sforzi siano alla fine coronati dal successo e per fare
questo è essenziale che sviluppiamo una spiccata capacità di discernere
tra il falso e il vero. Dobbiamo altrettanto essere coscienti del fatto
che quando operiamo una scelta sbagliata, generalmente pensiamo di
essere nel giusto, sopratutto se la scelta l’abbiamo presa troppo
facilmente.
E’ utile altrettanto ricordare, quando abbiamo difficoltà nel prendere
una decisione, le famose parole di un grande personaggio:
“le grandi verità sono semplici, però arriviamo ad esse solo dopo che ci nutriamo di essenze”.Professore di yoga Virgil Catalin Calin
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L’energia del perdono
A questo punto è d’obbligo chiarire e assimilare il fatto che la sofferenza di cui attribuiamo la colpa ad altri non è altro che il risultato dell’incapacità tutta nostra di essere distaccati. “Distaccato” non significa “freddo”, “indifferente” o addirittura “menefreghista” come spesso si tende a credere ma significa vivere pienamente la vita e quello che ha da offrirci senza però essere dipendenti emotivamente da un’altra persona o da una qualsiasi circostanza esterna come la carriera, il denaro, l’affermazione sociale, ecc. Chi è veramente distaccato non si identifica esclusivamente e con attaccamento con il rapporto di coppia, è capace di osservarsi dall’esterno e contemporaneamente di interiorizzarsi per realizzare di essere qualcosa di più e che va oltre. E’ capace di godere fino in fondo delle gioie che l’amore dona ma è anche spiritualmente maturo tanto da comprendere che qualsiasi sofferenza dovesse sopraggiungere, è una lezione da imparare, una prova da superare per evolvere. Sa perfettamente che non gli viene mai posto sulle spalle un peso superiore a quello che può sostenere e vede la persona che in qualche modo “provoca” la sua sofferenza, non come un nemico, ma come lo strumento che gli sta dando, anche se incosapevolmente, la possibilità di migliorare ed evolvere. Ma cosa fare se non abbiamo raggiunto un tale stato di distacco? Cosa fare quando ci sentiamo irrimediabilmente feriti? Intanto allontaniamo l’idea dell’irrimediabilità e poi mettiamo in moto nel nostro essere l’energia sottile divina del perdono. Se non sentiamo in modo spontaneo questa energia in noi ma ardentemente desideriamo risvegliarla perché consapevoli che ci permette di essere persone migliori, esiste un semplice ed efficace metodo a cui possiamo ricorrere. Prima di procedere è fondamentale consacrare a Dio i frutti di questa “azione di perdono” che siamo intenzionati a compiere e Lo imploriamo umilmente di riversare su di noi e risvegliare in noi l’energia sottile del perdono. Di seguito procediamo in questo modo: ci posizioniamo in piedi, in direzione del sorgere del sole e, bene interiorizzati, ripetiamo mentalmente per sette volte questa semplice ma al contempo potente preghiera: “Signore Dio, padre celeste, ti imploro umilmente di riversare nel mio essere la tua energia divina del perdono. Ti imploro di aiutarmi a perdonare totalmente e incondizionatamente tutti coloro che hanno sbagliato nei miei confronti, sia volontariamente, sia involontariamente. Ti ringrazio per aver ascoltato la mia preghiera, aiutami. Amen”. Se rimaniamo aperti, interiorizzati, abbandonati, se facciamo cadere qualsiasi forma di pregiudizio, sentiremo al termine di ogni ripetizione un’energia che dall’alto entra in noi attraverso la cima della testa e prosegue verso il basso inondandoci letteralmente, si tratta dell’energia del perdono. A un certo punto noteremo l’affievolimento di tale flusso energetico e allora procederemo con un’altra ripetizione e così via per 7 volte. Dopodiché orientiamo intensamente il pensiero alla persona e alle azioni che ha compiuto e che vogliamo perdonare. E riconosceremo chiaramente che proprio in quel momento l’energia divina del perdono entra in azione portando con sé uno stato di sollievo e purificazione interiore, il ché testimonia il successo della tecnica. Altro segno caratteristico dell’efficacia della tecnica è lo stato di distacco completo rispetto al dolore e anche rispetto a chi e a ciò ha “provocato” detto dolore. Segno invece di un eventuale insuccesso è la persistenza di strane tendenze e di uno stato interiore ancora negativo e agitato. In questo caso non dobbiamo fare altro che perseverare e ripetere più volte l’intero procedimento, senza frustrazione e consapevoli del fatto che alla fine comunque riusciremo nell’intento e arriveremo a vivere quello stato di distacco completo descritto. A questo punto, se vogliamo, possiamo approfondire l’esperienza e proseguire nel modo seguente: rimanendo sempre interiorizzati, cerchiamo di entrare il più possibile nei panni della persona che ci ha feriti, dobbiamo in un certo senso “sentirci” lui o lei, lasciando fuori giudizi e pregiudizi personali e ci chiediamo: “cosa avrei fatto io al suo posto? Come avrei agito se mi fossi trovato nella stessa situazione?” Rispondiamo a questa domanda con tutta la lucidità, il distacco e l’obiettività di cui siamo capaci. Dopodiché visualizziamo e analizziamo la persona in questione all’interno di un contesto diverso da quello “incriminato”. Sfruttiamo l’immaginazione creativa di cui siamo dotati per inserire la persona in tutt’altro quadro. Possiamo immaginarla bambina, possiamo rievocare un momento particolarmente positivo e piacevole vissuto con lui o lei, mettendo bene a fuoco ogni dettaglio. Gli esempi possono essere tanti, l’importante è mettere questa persona sotto una luce diversa, rompendo quell’associazione che ci era diventata automatica e spontanea tra questa persona e il dolore da noi vissuto. Terminato il tempo di tale visualizzazione rimaniamo a occhi chiusi, interiorizzati e raccolti, ci apriamo il più possibile a livello affettivo e chiediamo con aspirazione a Dio Padre di riempire il nostro cuore e la nostra anima della sua infinita compassione. E infine sentiremo risvegliato e amplificato in noi quello stato di distacco già descritto. Cerchiamo di riconoscerlo, di assimilarlo e cristallizzarlo bene nel nostro essere in modo da poterlo rievocare più facilmente quando ne sentiremo la necessità. E durante le ore successive, nel compiere le azioni quotidiane di sempre, cerchiamo di essere coscienti di come quello stato ci stia sostenendo e notiamo le differenze in positivo che questo comporta. E’ importante coltivare l’energia del perdono ed entrare in risonanza con essa perché funziona esattamente come tutti gli altri tipi di energie: come l’amore attira l’amore, la gioia attira la gioia, così il perdono attira il perdono. Molti credono che perdonare equivalga semplicemente a dimenticare o ad accettare passivamente qualcosa che riteniamo ci abbia ferito ma questo è troppo riduttivo e semplicistico: il perdono richiede in realtà da parte nostra un ruolo attivo di lucida e distaccata analisi del dolore provato e della situazione. Questo passaggio è una tappa obbligata se vogliamo sanare appieno e definitivamente la ferita e dissolvere quella pena e quella frustrazione che ci accompagna finché non ci pacifichiamo attraverso il perdono. La grazia che ne scaturisce si riversa non solo su chi compie l’atto del perdono ma anche sulla persona perdonata liberandola dal senso di colpa e dall’amarezza, lo illumina di una luce nuova e positiva che non è più quella negativa del giudizio. Il giudizio “chiude” l’anima, il perdono la libera e la “espande” armoniosamente. Possiamo ripetere questo processo più volte e con persone diverse, ogni volta che ne sentiamo il bisogno e noteremo che man mano ci risulterà sempre più facile perdonare e ci sentiremo sempre più leggeri e armoniosi.
da AmoYoga.it
Le 7 tappe dell’evoluzione individuale
La
terza tappa riguarda la ricerca del maggior numero possibile di metodi
efficaci per il risveglio spirituale. Tale ricerca, seppur piena di
aspirazione, è solitamente febbrile e caotica e può condurre verso una
pratica spirituale disordinata dove l’aspirante mescola innumerevoli
pratiche, terapie, letture, arti marziali ecc. non sempre valide.
Alcuni aspiranti si stabilizzano erroneamente in questo stadio di
semi-dotto limitato, credendo di aver trovato “la Via” e sprofondando a
tutti gli effetti in una stagnazione; altri però riescono a scovare una
via spirituale autentica e la possibilità di seguitare il percorso di
crescita intrapreso.
QUARTA TAPPA
La
quarta tappa consiste nell’abbracciare con maggiore coscienza e
aspirazione una via spirituale autentica. In questo stadio l’aspirante
si confronta con le difficoltà che impediscono la vera conoscenza e
impara a superarle. Le tecniche e le metodologie che gli vengono messe a
disposizione variano in base alla via scelta e alle sue
caratteristiche, e possono modificarsi a seguito della sua crescita
spirituale. Questa tappa si prolunga e si mantiene viva anche nelle
tappe che seguono.
QUINTA TAPPA
La quinta tappa riguarda la stabilizzazione emozionale e la pace
interiore. Questo processo consiste nella diminuzione dell’agitazione
mentale, conquistata grazie alla dissoluzione degli ostacoli che si
interpongono nel nostro cammino. Mantenere costante tale condizione di
pace profonda è assolutamente necessario per immergersi nelle tappe che
seguiranno. Tale stadio è solitamente accompagnato dalla comprensione
profonda della natura reale e di quella mentale. In questa tappa si
amplifica considerevolmente la capacità di amare.
SESTA TAPPA
La sesta tappa consiste nel raggiungimento della non dualità. Fin qui
l’essere ha potuto assaporare numerose esperienze spirituali come la
percezione di vibrazioni energetiche, la visione interiore di luci,
colori, forme, l’audizione interiore di suoni, manifestazioni
parapsicologiche e persino la rievocazione di vite precedenti. Grazie
alla guida del maestro spirituale l’essere arriverà a comprendere (sia
mentalmente che nel vissuto interiore) che tutti questi fenomeni sono
illusori come i sogni e come in generale l’intero universo fisico.
Infatti in tutte queste esperienze esiste ancora l’illusione della
separazione tra il soggetto e l’oggetto. La dissoluzione di tale
illusione condurrà l’essere a vissuti superiori.
Dallo stadio iniziale di non conoscenza dualistica si passa alla vera
Conoscenza Divina non duale.
LA SETTIMA TAPPA
La Settima e ultima tappa riguarda la liberazione spirituale. A
differenza della tappa precedente in cui lo stato ultimo era percepito
come alcune folgorazioni illuminanti, ora la presenza e la fusione con
Dio sono instaurate definitivamente e costantemente. La dualità è ora
completamente superata e l’essere scopre meravigliato che l’amore puro e
la Conoscenza ultima pervadono il suo corpo senza però limitarsi ad
esso. L’adepto realizza che lo stato che vive è lo stato primordiale,
rimasto nascosto nel suo essere fino ad allora a causa dell’ignoranza.
da:AmoYoga.it



