lunedì, gennaio 13, 2014

LA CATTIVERIA



In questo post faccio riferimento al commento comparso sotto un mio video un po’ di tempo fa, con il fine di spiegarvi meglio un concetto essenziale nel Lavoro su di sé, che però spesso viene frainteso.
Nel commento in questione, la signora, dopo essersi espressa più volte contro la mia persona e il mio lavoro, a un certo punto dice (riporto a memoria, perché il commento non c’è più, e forse nemmeno il video): “Stavo per dire una cattiveria, una cosa proprio cattiva, ma mi sono trattenuta ...”.

In pratica questa persona ha espresso la sua antipatia nei miei confronti, poi a un certo punto le è venuta in mente una cattiveria più grossa delle altre, ma, appunto, si è trattenuta e non l’ha scritta. Ciò che mi interessa analizzare ai fini del nostro Lavoro è il perché lei non ha scritto la sua cattiveria.

Perché?
Quando voi dite una cattiveria di qualcuno o vi scagliate contro il lavoro di qualcuno, cosa sta accadendo esattamente?
(uso consapevolmente il “voi” e non il “noi” perché io ovviamente mi guardo bene dal dire cattiverie di qualcuno o dal criticare qualcuno... proprio perché conosco bene l’argomento di cui mi accingo a parlarvi)
(mi ci vedete ad andare sotto il video di un relatore a scrivere qualcosa di brutto contro quel relatore? Perché vi fa ridere anche solo il pensiero? E perché invece per alcune persone è un comportamento normale?)

Secondo il sentire comune – del terrestre medio – quando una persona male-dice qualcuno, cioè, detto in altro modo, quando “parla male” di qualcuno, sta facendo del male a quella persona. Detto per inciso, quando parlate male di una persona in verità la state male-dicendo, anche se a nessuno piace usare questo termine perché viene di norma ritenuto un po’ troppo forte. Però è questo che fate.

Sempre secondo il sentire comune, se l’altra persona non viene a saperlo in realtà non le state davvero facendo male, se invece il pettegolezzo o la critica vengono scritte o in qualche altro modo divulgate, esiste anche l’intenzione di “colpire” quella persona direttamente (“Se lo legge si offenderà, quindi starà male”) o indirettamente (“Quello che dico serve a divulgare delle critiche nelle orecchie delle altre persone che così cambieranno idea sul soggetto che a me sta antipatico”).

Infatti la reticenza della succitata signora nello scrivere la sua cattiveria nasce proprio da questo inconscio ragionamento: “Le mie critiche danneggiano la persona cui le rivolgo, e in questo caso non voglio danneggiarlo troppo”. Riassumendo, nella testa del terrestre medio accade questo: quando dice una cattiveria sta danneggiando l’oggetto della cattiveria, quando invece evita di dirla gli sta facendo un favore perché non lo danneggia come avrebbe potuto. Come quando uno decide di sparare o non sparare un colpo di pistola a un’altra persona. In questo caso io dovrei ringraziare la signora perché ha evitato di ferirmi con una cattiveria in più.

Ma non funziona proprio così.
Quando pensate, dite o scrivete una cattiveria contro qualcuno non è lui che state danneggiando, bensì voi stessi. Se il bersaglio a cui mirate vibra sulla vostra stessa lunghezza d’onda (da rissa di strada) allora può essere danneggiato dalle vostre maldicenze, altrimenti no. Ma in ogni caso – che l’altro sia sul vostro stesso livello oppure no – i primi a subire un danno siete voi, e questo non può essere evitato in alcun modo una volta che la maldicenza è stata inviata. Per questo motivo sto utilizzando l’esempio del commento al fine di mettervi in guardia.

Pensare, dire o scrivere sono tre gradi di profondità differenti della vostra maldicenza; il terzo grado è quello più pericoloso, quello che più lascia il segno dentro di voi, perché pensare è un attimo, dire la cattiveria può succedere a chi si controlla poco, ma se arrivate a scriverla è perché ci avete riflettuto su e avete preso un decisione ben precisa. Il potenziale danno che potreste arrecare al vostro nemico è più grande, quindi è più grande il danno che sicuramente arrecate al vostro Cuore.

La maldicenza, il giudizio, la critica... chiudono progressivamente il vostro Cuore. Non è una questione di “libertà di esprimere le proprie opinioni”, in quanto non potete essere liberi di essere meccanici! State rivendicando il diritto alla libertà della vostra meccanicità, vi rendete conto?
Scrivere sotto un video di Berlusconi che è un ladro e che andrebbe arrestato, significa manifestare la propria libertà di parola? Questa è libertà di parola? Io me la immaginavo diversa.

I terrestri sono i terrestri, e loro di critiche e lamentele si nutrono, ne traggono alimento e piacere. Ma per chi svolge un Lavoro su di sé è tassativo non poter parlare male di nessuno. Non trovate giustificazioni, perché c’è sempre una giustificazione valida per parlare male di qualcuno: voi siete sempre i paladini che stanno salvando il mondo parlando male di qualcuno. Ma se davvero volete contrastare il brutto dovete lavorare per il Bello, non potete mettervi a criticare il brutto per il gusto di farlo. A meno che questo non faccia parte del vostro mestiere: se, per esempio, siete degli architetti chiamati a decidere sulla fattibilità di determinate opere civiche allora dovrete essere irremovibili contro il brutto, ma capite quanto ciò sia diverso dallo scrivere i commenti sotto i video di youtube!

L’essere cattivo danneggia il cattivo. La vostra attenzione si focalizza sui difetti degli altri e vi impregnate di quell’energia. Le malattie, gli incidenti, i dolori quotidiani... sono le conseguenze delle cattiverie che avete pensato, detto o scritto in passato. Perché se il Cuore si restringe l'Esistenza deve poi faticare di più per aprirlo e occorrono quindi lezioni più severe.Meno Bellezza cogliete nel mondo più il vostro Cuore si chiude, e più questo si chiude meno Bellezza potete cogliere nel mondo. È un circolo vizioso che vi conduce a diventare ciechi e rancorosi.

Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)


Potremmo aggiungere.....

La vita non ti da le persone che vuoi.
Ti da le persone di cui hai bisogno:
per amarti,per odiarti,per formarti,
per distruggerti e per renderti la persona 
che era destino che fossi.

Noi vediamo, sentiamo, parliamo,
ma non sappiamo quale energia ci fa vedere,
sentire, parlare e pensare.
E quel che è peggio, non ce ne importa nulla.
Eppure noi siamo quell'energia.
Questa è l'apoteosi dell'ignoranza umana.
  Albert Einstein
da PensieriParole



sabato, gennaio 11, 2014

La Presenza Divina – La Shekhinà

   
Miriam Oryah
Al momento in cui nasciamo lo dimentichiamo, ma essenzialmente siamo anime/luce, emanazione divina (Ohr, pl. Orot) incarnate in un corpo (Sefirà o vaso, Klì, pl. Kelim) che funge da veicolo/veste/trono dell’anima, per compiere la nostra speciale missione divina in questa dimensione inferiore dell’esistenza. Il nostro lavoro consiste nell’espandere la nostra coscienza riguardo questa verità profonda, in grado di trasformare radicalmente la nostra vita.
Il nostro luogo di nascita rappresenta soltanto il punto di entrata dell’anima in questa dimensione terrena, ma la nostra vera origine è il mondo spirituale, l’En Sof, l’Infinito, a cui siamo destinati a ritornare, riunendoci ad esso ad un livello di consapevolezza più elevato di quello precedente la nostra “discesa”.
L’anima divina/Luce/Ohr che dimora nel nostro corpo è dunque la nostra vera essenza, il nostro vero Sé: il corpo è solo un veicolo che permette all’anima di esprimere i suoi poteri spirituali, che la protegge dalla materialità di questo mondo. Il corpo/vaso/kli è un servitore dell’anima/Luce e deve quindi sottostare al suo governo e non il contrario, come purtroppo spesso accade quando la nostra coscienza non è desta.
L’anima immanente pervade totalmente la nostra struttura fisica. I cabalisti usano la metafora della scarpa che avvolge il piede, l’estremità inferiore del corpo: allo stesso modo il corpo è un vaso per l’estremità inferiore del ramo dell’anima che si protende in basso dalla sua radice spirituale suprema. La Radice dell’anima è Luce trascendente (Y-K-V-K), mentre il suo ramo incarnato è Luce immanente (Shekinà-Elokim).
Il corpo fisico funge da barriera, filtro, tra l’anima immanente (l’aspetto di Dio chiamato Elokim, la cui ghematria (valore numerico) 86 corrisponde alla parola ebraica hateva, la natura) e l’anima trascendente, la nostra radice divina (il Nome Divino a quattro lettere, il Tetragramma, la radice di ogni realtà). Se non ci fosse la barriera del corpo [la cui funzione è analoga allo strato di ozono fisico che protegge la terra/Malkhut dalle radiazioni troppo intense della luce solare] l’anima immanente sarebbe travolta da un eccesso di Luce spirituale tale da disintegrare il corpo che la ospita.
Nel momento in cui veniamo estromessi dal grembo materno, l’anima dimentica la sua missione divina: dobbiamo quindi metterci in ascolto della nostra sottile voce divina interiore (Kol demama vedakà) per scoprire lo scopo della nostra vita. Purtroppo accade invece che ci lasciamo assordare dalla voce stridula dei nostri istinti più bassi, del nostro ego, che ci sfida alla crescita. Quando riusciamo a vincerlo l’anima sale di livello.
L’anima è la nostra coscienza, il nostro livello di consapevolezza di Dio [i cinque livelli dell’anima si riferiscono ai vari livelli di coscienza del divino, la cosiddetta “scala dell’anima” che appoggiata alla terra sale verso il Cielo]. Il primo livello di base dell’anima è Nefesh – anima immanente/vitale, poi salendo di un gradino troviamo Ruach – spirito, soffio, e quindi Neshama – anima divina, respiro, Chayà – essenza vivente, per arrivare alla radice/sorgente della nostra anima – Yechidà, Dio, essenza unica, il massimo livello dell’anima in cui siamo tuttora uniti a Dio, la nostra sorgente], l’anima è la catena dei nostri pensieri, sentimenti, parole, idee, valori, atteggiamenti e comportamenti.
È importante dunque mantenere puro il nostro pensiero (che influenza l’universo spirituale di Bryiah, l’universo delle anime), il nostro linguaggio (che si riflette nell’universo spirituale di Yetzirà, l’universo degli angeli) e le nostre azioni che influiscono su Asyah, l’universo fisico.
Solo la parte non ancora spiritualmente corretta della nostra anima si incarna in un corpo, la parte già rettificata resta in Alto. Infatti tutti nasciamo con un livello molto basso della parte di anima che ancora dobbiamo correggere spiritualmente ed elevare con i nostri pensieri, parole ed azioni.
È necessario quindi trasformare il nostro corpo in un luogo estremamente puro e santo, affinché la Shekhinà, l’anima divina, possa dimorarvi dignitosamente: è impensabile far dimorare la Presenza Divina/anima in un luogo sporco ed inquinato, impuro e contaminato da pensieri, parole e atteggiamenti negativi, e dal cibo dannoso e assunto in eccesso, fumo, alcol, vizi sfrenati, etc. Il corpo è il tempio dell’anima divina, un santuario interiore in cui l’anima divina può dimorare in tutta purezza. Quando non ci prendiamo cura del nostro tempio/corpo/malkhut trasformandolo in un luogo impuro, la Shekhinà ci abbandona e la nostra anima ne esce danneggiata gravemente.
La volontà, il Ratzòn, è l’espressione della più profonda santità della nostra anima. Come dice il versetto, “Ner Hashèm nishmàt adàm” cioè “L’anima dell’uomo è la Luce di Dio” (Proverbi 20:27). L’anima ci illumina interiormente come una candela, eliminando l’oscurità. E come il Ratzòn–la Volontà Divina è la radice dell’intera Creazione, così il Ratzòn-Volontà è la radice della personalità umana, la nostra volontà esprime la nostra personalità.
Il Ratzon-Volontà, la sefirah di Keter – Corona (corrispondente all’organo fisico cranio) – illumina le altre due Sefirot che con Keter formano la triade delle Sefirot mentali: Chokhmà-Sapienza e Binà-Intelligenza (emisfero cerebrale destro e sinistro) diramandosi poi in basso in quelle che sono le sette Sefirot/Midot/emozioni, corrispondenti ai sette tratti fondamentali della personalità.
Questi sette tratti corrispondono alle sette braccia della menorà del Tempio di Gerusalemme. La loro luce spirituale, come la luce della menorà, sconfigge i 7 aspetti negativi della personalità. Attingendo al potere del nostro Ratzòn-vlontà, “la luce di Dio” siamo così in grado di eliminare la negatività, superando ogni ostacolo.
Le sette sefirot/qualità/middot dell’anima che dobbiamo riparare e correggere spiritualmente, sono:
Chesed – Amore di Dio e del nostro prossimo (che è la stessa cosa, visto che il Creatore è tutto ciò che esiste, En Od), Ghevurà – Timore/Rispetto di Dio, Tiferet – Armonia, Netzach – superare e vincere ogni ostacolo spirituale, Hod – esprimere gratitudine, Yesod – stabilire relazioni sacre e Malkhut – preghiera e unificazione a Dio, a livello macrocosmico riconoscimento della Sua sovranità e governo sul Suo universo, e conquista dell’auto-padronanza di se stessi a livello micro-cosmico.
Malkhut è una parola codice per la Shekinà, la rivelazione della presenza divina nascosta nella Creazione. Il principale lavoro di correzione spirituale riguardante Malkhut è rivelare la presenza di Dio in questo mondo materiale (tramite la preghiera, lo studio della Torah/Kabbalah, la meditazione, il comportamento pro-attivo).
Nostro compito spirituale è riunire Keter, Y-H-V-H, l’En Sof a Malkhut, la presenza divina nascosta nel creato [e nei nostri corpi, la nostra anima immanente].
L’anima scende in questa dimensione inferiore dell’universo, stage per il lavoro di creatori che siamo venuti a realizzare sulla terra, al fine di emulare Dio e diventarGli simili in essenza, per riunificate il Cielo e la Terra, lo spirito e la materia.
Mantenere pura la nostra anima determina il ricevimento di un livello superiore di santità, che ci riveste di luce superna per comparire di fronte all’Eterno. Tramite questo vestito spirituale otteniamo la beatitudine e percepiamo il divino attraverso una lente chiara.
Alla fine della nostra esistenza ci liberiamo del nostro vaso fisico, il corpo, che si ricongiunge alla terra e la nostra anima ritorna a Dio, la Sua sorgente.
Il corpo è un involucro, è Luce ispessita, opaca, in origine faceva parte dell’anima e un giorno ne verrà riassorbito.
Tutta la materia nell’universo ha un’anima/luce, che la fa vivere. Il vaso/kli pianta la possiede, come il vaso/uccello, erba, cane, auto, tavolo.
Per mantenere l’anima pura un metodo ideale è quello di memorizzare preghiere e salmi, così da poterli richiamare quando la nostra mente è travolta da ogni genere di messaggi dannosi e negativi. Richiamando alla memoria un salmo e recitandolo mentalmente recuperiamo subito una sensazione di pace, tranquillità e benessere mentale.
Non bisogna farsi sviare e distrarre dalle banalità e piccolezza della vita che ci inducono a dimenticare che siamo anime. Bisogna espandere la propria coscienza, così da eliminare ogni sensazione di separazione da Dio: infatti siamo tutti parte di una sola grande anima emanata dall’En Sof, l’Unità Infinita di Dio.
L’anima è la causa, il corpo è l’effetto: cerchiamo di essere sempre la causa della nostra vita e non l’effetto di comportamenti reattivi e negativi. Cerchiamo di vedere il bene in ogni persona perché questa è la chiave per vivere in pace ed armonia con il resto del creato.
Quando preghiamo dovremo sentire, percepire, la Shekinà, la Presenza Divina nel mondo, davanti e intorno a noi.
Libera il tuo cuore e la mente da tutti i pensieri estranei e visualizzati di fronte alla Presenza Divina, scorgi davanti e intorno a te la Luce della Sua Presenza.
Il Salmo 67 – Il Salmo della Menorà è un ottimo salmo da memorizzare e recitare come mantra per calmare e rilassare la mente.
SALMO 67 – LA MENATZEACH
Intestazione, le fiammelle della menorà: Lamnatzéach binghinòt mizmòr shir.
[Al maestro del coro, con lo strumento neghinot, un canto con accompagnamento musicale]
da sinistra:
1° braccio: Elohìm iechonnénu vivarechénu iaér panav itànu séla.
[Il Signore abbia compassione di noi e ci benedica! Egli Faccia risplendere su di noi il Suo volto per sempre!]
2° braccio: Ladaat baàaretz darkécha bechol-goìm ieshu’atècha.
[Così che sulla terra sia riconosciuto il Tuo modo di agire e la Tua salvezza tra tutti i popoli!]
3° braccio: Iodùcha amìm Elohim iodùcha amìm kullàm.
[Allora, o Signore, le nazioni ti riconosceranno, tutte le nazioni Ti riconosceranno!]
Braccio centrale: Ismechù virannenù leumìm ki-tishpòt amìm mishòr ul’umìm ba’àretz tanchém séla.
[Possano i popoli gioire e giubilare perché Tu governi il mondo con giustizia e guidi tutti i popoli sulla terra per sempre]
5° braccio: Iodùcha amìm Elohìm iodùcha amim kulàm
[Pertanto, o Signore, le nazioni Ti riconosceranno, tutte le nazioni Ti riconosceranno!]
6° braccio: Eretz natenà ievulà ievarechènu Elohìm Elohénu
[La terra ha dispensato il suo prodotto! Possa benedirci il Signore, il nostro Signore!]
7° braccio: Ievarechénu Elohìm veire’ù kol-afsè-àretz 
[Possa il Signore benedirci e tutti i più remoti confini della terra Lo temeranno.]

domenica, dicembre 29, 2013

Il significato della vita secondo la Cabalà della Torah





Nella realtà virtuale di questo mondo fisico e illusorio, che possiamo chiamare Mitzraim 
(Egitto) oppure Matrix, il Creatore si traveste assumendo le sembianze di tutti i personaggi che recitano un ruolo nel dramma personale delle nostre vite (incluso il nostro avversario interiore, ovvero l’ego negativo o yetzer harà).
Nella vita incontriamo tanti tipi diversi di persone e siamo sottoposti a molteplici test: nessuna di queste esperienze è casuale. Il Creatore dispone e crea ogni situazione specifica con cui dobbiamo confrontarci. La vita di ognuno di noi è così sottoposta a certi particolari test riguardanti i nostri punti forti o deboli.
Alcuni di noi saranno messi alla prova con la depressione, altri con l’avarizia, l’ira, l’invidia, la gelosia, l’avidità e altre caratteristiche negative da trasformare e mettere al servizio del bene. Ogni persona ha il suo compito particolare da realizzare (tikkun) e ogni circostanza, ogni nostro incontro, segue questa regola. Veniamo messi alla prova con le cose che più ci sono difficili (tratti caratteriali, persone, circostanze).
Il nostro impulso negativo, l’ego negativo – quella voce interiore che ci grida che non siamo all’altezza, che non riusciremo mai a realizzare un progetto che ci sta a cuore, che ci crea dei dubbi costanti riguardo le nostre capacità – fa leva sulle nostre debolezze, ci esaspera e ci fa arrabbiare quando siamo stanchi, ci frustra dopo che abbiamo cercato di fare del nostro meglio, ci prende a calci spingendoci nell’infelicità, ci attacca quando meno ce l’aspettiamo – tutto questo rientra nel suo ruolo di sfidante e oppositore per la nostra crescita ed evoluzione spirituale personale.
La nostra vita è l’insieme di queste prove: superarle e crescere ci fa diventare la persona che siamo destinati a diventare.
Insieme al Tikun Haolam, il miglioramento del mondo, il Tikun haMidot, il miglioramento del nostro carattere, è lo scopo principale della nostra vita: lo studio della Torah e della Kabbalah è finalizzato perciò a conoscere e distinguere il bene dal male: quali esseri divini formati della stessa essenza del Creatore siamo responsabili delle nostre scelte personali, verso il bene e la vita, o di contrasto verso il male, l’oscurità, la distruzione e la morte.
Sapere che superando queste prove ci aspettano meriti e ricompense incredibili, che alla fine tutte le nostre prove e sofferenze saranno valse la pena, ci permette di vedere al di là di questi test, pregustando già in questo mondo le ricompense eterne che il Creatore vuole darci nel mondo a Venire. Con questa consapevolezza possiamo vincere le nostre sfide.
Il Creatore si cela dunque sotto ogni forma di difficoltà relazionali interpersonali e familiari, malattie e disagio psico-fisico, problemi economici e finanziari. Dietro ogni persona, ogni richiesta di aiuto, di beneficenza, di ascolto, c’è il Creatore – il monoteismo ebraico afferma non solo che esiste un solo ed unico Dio, ma che Egli è l’unica realtà, Ein Od Milvadò, non c’è nessun altro all’infuori di Lui, tutto è contenuto in Lui, il Luogo Maqom del mondo.
Respingendo chi ci chiede aiuto e sostegno psicologico od economico, respingiamo di fatto Dio, buttandoci nelle braccia del Satàn. Non bisogna dimenticare che in questa realtà fisica il Creatore agisce “middà ke neghed middà”: ovvero, causa effetto, azione reazione: Dio si comporta con noi esattamente nello stesso modo in cui ci comportiamo verso gli altri, occorre quindi stare molto attenti a trattare con rispetto e considerazione il nostro prossimo, perché potremo presto trovarci nella medesima situazione.
Siamo tenuti ad avere inoltre un grande self-control su noi stessi: i nostri nemici non sono le persone che ci irritano o spazientiscono, ma le nostre reazioni impulsive. Gli altri sono solo dei messaggeri del Creatore. Se reagiamo negativamente abbiamo perso, se invece diventiamo persone migliori vinciamo e ci avviciniamo sempre più a Dio, la nostra origine, acquistando uno stato di coscienza espanso. Il male invece ci separa da Dio e dalla spiritualità, ci ancora a questa realtà materiale mortale e temporanea, ad uno stato di coscienza limitato e ristretto, ci depriva della nostra essenza divina e della felicità infinita della vicinanza al Creatore.
Nella spiritualità non esistono momenti di stasi, o saliamo o scendiamo.
Siamo anime divine ed eterne scese in questo mondo per imitare il Creatore e ampliare i nostri poteri spirituali: la pazienza, l’umiltà, la bontà, la serenità, la fiducia in Dio, la fede, la generosità e la beneficenza, la misericordia, la ricerca della verità, l’auto-controllo, l’amore del prossimo, l’entusiasmo, la gioia, l’auto-disciplina, la gratitudine, il coraggio, l’empatia, il perdono, la generosità, l’onestà, la felicità, il giudicare gli altri dal lato del merito, l’ottimismo, l’organizzazione, l’affidabilità.
Reagendo negativamente con rabbia, impazienza, chiusura, poca considerazione per gli altri, rancore, gelosia, invidia, arroganza, ricerca dell’onore, auto-indulgenza, pigrizia, procrastinare, negare un aiuto, ci separa irrimediabilmente da Dio e dalla nostra vera essenza, rendendoci schiavi del male che si nutre e prospera con la negatività con cui lo alimentiamo.
Il Creatore è il Re, l’anima è la figlia (o figlio) del Re. In cielo l’anima è sostenuta dal Creatore senza dover fare sforzi. Dato però che è stata creata con un profondo bisogno psicologico di meritarsi le sue ricompense, il Creatore ha creato questo mondo fisico come uno stage per farle raggiungere la perfezione necessaria per riunirsi eternamente a Lui in una gioia estatica, sperimentando le gioie più sublimi ed incomparabili.
Il fondamento della Torah è onorare e rispettare il Re. Questo è il concetto più importante con cui vivere. Quando si adempiono i comandamenti del Re, dimostriamo onore e rispetto per Lui e i suoi desideri. Viceversa quando imbarazziamo qualcuno, attacchiamo la sua dignità. Riconoscere la dignità degli esseri umani è parte integrante dell’onore e rispetto dovuto all’Onnipotente.
Scendiamo in questo mondo soprattutto per diventare dei “donatori”, il dare infatti è la caratteristica principale che dobbiamo emulare nel Creatore: trasformando il nostro “desiderio di ricevere”, radice di ogni male, in “desiderio di dare, di condividere”, radice del bene assoluto, sradichiamo definitivamente il male e la morte (l’istinto al male, il Satàn e l’Angelo della morte sono la stessa cosa) da questo mondo fisico permettendogli così di ricongiungersi senza più barriere al mondo spirituale.


Miriam Oryah

LUCE


Un raggio di luce si trova dovunque, anche nel buio più profondo, basta volerlo cercare.

Il buio sembra annientare... poi giunge inaspettato un raggio di luce, che illumina la via.

Quel lieve raggio, è la via che dobbiamo percorrere... per giungere alla nostra luce!

Angela


כדי להשיג את השחרור עלינו להבין שאנחנו לא יכולים לעשות את זה בכוחות עצמנו. אנו זקוקים לקב"ה בכל העת, במיוחד בתהליך השחרור שלנו. אנחנו צריכים באמת לדעת כי ה 'רוצה שאהיה חופשי באמת ושהוא רוצה לעזור לנו להשיג זאת.
Y.S.S.


Il segreto del Tempo Non è da solo, il chimerico sogno di una formula misteriosa che dia il potere sul Tempo: farlo passare o fermarlo, farlo andare avanti o indietro, o, perché no, capovolgerlo. È parte del segreto dello Spazio: come balzare attraverso migliaia di chilometri in un batter d’occhio, come tendere la mano all’amata attraverso mari e monti, fiumi e laghi, boschi e pianure. Sorpassare d’incanto grandi e piccole città piene di gente annoiata o arrabbiata, stufa, triste. I due segreti sono un unico Segreto: quello di una sequenza misteriosa, dove l’Uno e il Due si intervallano al suono gioioso di una bocca che dice: “non più con la sofferenza, ma con il piacere”. 1-5-2-5 Il grido della sorpresa felice sta ormai prendendo il posto della silenziosa malinconia. Ecco la luce-luce del mattino-mattino. Nel raddoppio di amore e speranza c’è la vittoria- eternità. Profondo, nel DNA dell’anima che alcuni chiamano AV, un solco modulato ha fedelmente registrato tutti i piaceri, tutti i favori, tutte le parole innamorate, i baci e le carezze, tutti i momenti nei quali occhi e mani si sono incontrati nel benedire D-o e la sua creazione. Il segreto del Tempo e dello Spazio è nel conservare e far crescere questo DNA, Tempio dove la piaga-nega viene irreversibilmente trasformata in piacere-oneg. Sta nel connettersi ad esso, ogni istante, sentirlo e esserlo, mentre scorre nelle vene, arterie e vasi linfatici, mentre vitalizza ogni triade della quale siamo fatti. È la Vera Vita!
N.H.C.
GRAZIE!!!!!!!!
Shalom 


sabato, dicembre 28, 2013

L'INTERVISTA INUTILE




E SI PROPRIO COSI' HAHAHA!!!!!