domenica, ottobre 19, 2014



Ognuno è dov’è il suo cuore. La distanza è fisica, l’amore è una carezza sul cuore, è un soffio di vento che ti fa venire i brividi, anche se fuori c’è un caldo bestiale, e che ti brucia dentro anche se sei in mezzo alla neve. E’ un sentimento che accorcia qualsiasi distanza. Puoi stare immerso in una marea di gente eppure non essere là…essere invece a migliaia di chilometri, laddove il tuo cuore ha deciso di essere e il pensiero segue il cuore…sempre. Allora sentirai dentro di te la persona che ha preso il tuo cuore. E niente è più vicino di qualcosa che senti dentro di te. E se anche non facesse più parte della tua vita…il solo pensarci te la farà sentire vicino.


venerdì, ottobre 17, 2014




Le vie dolci sono le vie nascoste; le opere di Dio si manifestano pacificamente e il loro principio rimane invisibile.

(Louis C. De S. Martin; "L'uomo di desiderio")

giovedì, ottobre 16, 2014




Si può invecchiare anche a vent’anni, quando si perde lo stimolo a cambiare. Quando si perde lo stimolo ad ampliare il proprio orizzonte. Quando si tende a vivere di rendita.
Vivere di rendita non è soltanto l’aspetto parassitario dell’economia perché è improduttivo, ma è l’aspetto parassitario della nostra vita di soggetti.
“Lavorare stanca”, è un celebre titolo, ma stanca il lavoro ripetitivo, non il lavoro di ricerca.
Il lavoro di ricerca piú grande, piú importante che si possa compiere è il lavoro di ricerca all’interno di noi stessi.
In fondo vivere è cercarsi, anche se poi è pericoloso incontrarsi.
(Aldo Masullo – da “L’Avventuroso Tempo del Nostro Vivere”)
Immagine: Dipinto di Jean Léon Gerome – “Diogene”

martedì, ottobre 14, 2014



Due cammini sono posti di fronte a te: uno più facile e uno più difficile. Sapendo che D-o è tutto si potrebbe essere tentati di rifiutare ciò che il mondo significa. Poiché tutto è vuoto potresti arrivare a negarti anche delle necessità, vivendo lontano e distaccato dalle banalità umane, occupandoti solo delle verità dello spirito, fuggendo dai limiti dell'esistenza fisica e materiale. Questo è il cammino più facile. All'opposto, sapendo che D-o può essere trovato in qualsiasi cosa potresti essere spinto a raffinare ed elevare il mondo, lottando per trovare il vero scopo, sfruttando ogni possibilità per fare emergere un poco del bene naturale in esso contenuto, conducendo una vita spirituale attraverso l'utilizzo delle cose materiali in modo illuminato. Entrambi i cammini sono veri e grandi saggi li hanno percorso ambedue. Ma il secondo, quello più difficile, è quello da cui specialmente oggi potremmo trarre maggiore giovamento (Pensieri del Rebbe in "Il Cielo in terra per 365 giorni" ed. Mamash).

lunedì, ottobre 13, 2014



Ogni via contiene ciò che manca all'altra. Se la divinità è tutto anche le tenebre ne fanno parte, ma il mondo rimane immutato perché non esiste mondo, solo divinità. Se tutto è divinità, il mondo si trasforma eliminando l'oscurità per trovare la scintilla che vi si nasconde. Le tenebre, però, rimangono accatastate fuori. Il percorso di Giacobbe è trovare "ciò che è tutto" in ogni cosa e portare in ciascuna cosa "ciò che è oltre tutte le cose". Giacobbe conosce un D-o che è al tempo stesso dentro e fuori. Per Giacobbe anche le tenebre sono luce (Pensieri del Rebbe in "Il Cielo in terra per 365 giorni" ed. Mamash).

domenica, ottobre 12, 2014


Esiste qualcosa di più grande e più puro 

rispetto a ciò che la bocca pronuncia. Il 

silenzio illumina l'anima, sussurra ai cuori e li

 unisce. Il silenzio ci porta lontano da noi 

stessi, ci fa veleggiare nel firmamento dello 

spirito, ci avvicina al cielo; ci fa sentire che il 

corpo è nulla più che una prigione e questo 

mondo è un luogo d'esilio.


Khalil Gibran

mercoledì, ottobre 08, 2014


Il Bà’al Shem Tov amava dire che per ogni domanda esiste una risposta, e che per ogni risposta c’è un’altra domanda ancora.
Siccome passiamo dal timore alla gioia, noi dobbiamo ricordare che in ogni istante noi acquisiamo un livello più alto di energia, ma dobbiamo anche capire che un livello superiore di energia ci sfugge. E’ come salire su una scala.
Quando lo Tzèmach Tzèdek, il terzo Rebbe di Chabad, era un bambino, stava salendo su una scala insieme ad altri bambini. Ognuno di essi salì fino a metà, mentre egli arrivò fino in cima.
Poco dopo, suo nonno, Rabbi Schneur Zalman di Liadi, che stava guardando dalla finestra, gli chiese: “Perché tu non hai avuto paura di salire fino in cima, mentre i tuoi amici si sono arresi?”.
Lo Tzèmach Tzèdek rispose: “Semplice. Non ho mai guardato giù. Io ho solo guardato in alto, e il fatto di essere in basso mi ha motivato a salire più in alto”.
Il problema è dove noi volgiamo lo sguardo. La differenza fra gli esseri umani e gli animali è che, generalmente, gli animali camminano a quattro zampe, e non guardano mai il cielo. Gli esseri umani camminano eretti, e ciò significa che le loro teste sono in alto, ed essi possono guardare verso il cielo. Dice il profeta Isaia: “Alza gli occhi al Cielo, e mira Colui che ha creato ogni cosa” (Isaia 40,26).
Il fatto che noi possiamo guardare in alto, ci spinge continuamente ad innalzarci per trascendere la nostra umile condizione.
In questo periodo di feste, noi acquisiamo tutti i mezzi che ci occorrono per l’intero anno. Sta a noi utilizzarli. Il nostro rapporto con D-o non è fuori dalla nostra portata: Il nostro rapporto con D-o è una collaborazione, una strada a doppio senso, e questo è un grande motivo per celebrare.
Che noi tutti possiamo trascorrere una luminosa, profonda ed edificante festa di Sukkot.
Per gentile concessione di Rav Simon Jacobson, dal suo libro “60 Days: A Spiritual Guide to the High Holidays” ©Copyright The Meaningful Life Center, 2013. Tutti i diritti riservati