domenica, ottobre 12, 2014


Esiste qualcosa di più grande e più puro 

rispetto a ciò che la bocca pronuncia. Il 

silenzio illumina l'anima, sussurra ai cuori e li

 unisce. Il silenzio ci porta lontano da noi 

stessi, ci fa veleggiare nel firmamento dello 

spirito, ci avvicina al cielo; ci fa sentire che il 

corpo è nulla più che una prigione e questo 

mondo è un luogo d'esilio.


Khalil Gibran

mercoledì, ottobre 08, 2014


Il Bà’al Shem Tov amava dire che per ogni domanda esiste una risposta, e che per ogni risposta c’è un’altra domanda ancora.
Siccome passiamo dal timore alla gioia, noi dobbiamo ricordare che in ogni istante noi acquisiamo un livello più alto di energia, ma dobbiamo anche capire che un livello superiore di energia ci sfugge. E’ come salire su una scala.
Quando lo Tzèmach Tzèdek, il terzo Rebbe di Chabad, era un bambino, stava salendo su una scala insieme ad altri bambini. Ognuno di essi salì fino a metà, mentre egli arrivò fino in cima.
Poco dopo, suo nonno, Rabbi Schneur Zalman di Liadi, che stava guardando dalla finestra, gli chiese: “Perché tu non hai avuto paura di salire fino in cima, mentre i tuoi amici si sono arresi?”.
Lo Tzèmach Tzèdek rispose: “Semplice. Non ho mai guardato giù. Io ho solo guardato in alto, e il fatto di essere in basso mi ha motivato a salire più in alto”.
Il problema è dove noi volgiamo lo sguardo. La differenza fra gli esseri umani e gli animali è che, generalmente, gli animali camminano a quattro zampe, e non guardano mai il cielo. Gli esseri umani camminano eretti, e ciò significa che le loro teste sono in alto, ed essi possono guardare verso il cielo. Dice il profeta Isaia: “Alza gli occhi al Cielo, e mira Colui che ha creato ogni cosa” (Isaia 40,26).
Il fatto che noi possiamo guardare in alto, ci spinge continuamente ad innalzarci per trascendere la nostra umile condizione.
In questo periodo di feste, noi acquisiamo tutti i mezzi che ci occorrono per l’intero anno. Sta a noi utilizzarli. Il nostro rapporto con D-o non è fuori dalla nostra portata: Il nostro rapporto con D-o è una collaborazione, una strada a doppio senso, e questo è un grande motivo per celebrare.
Che noi tutti possiamo trascorrere una luminosa, profonda ed edificante festa di Sukkot.
Per gentile concessione di Rav Simon Jacobson, dal suo libro “60 Days: A Spiritual Guide to the High Holidays” ©Copyright The Meaningful Life Center, 2013. Tutti i diritti riservati


lunedì, ottobre 06, 2014


l Bà'al Shem Tov insegnò che ci sono due cammini: la divinità è tutto, tutto è divinità. Quando i due sentieri convergono, là è D-o stesso (Pensieri del Rebbe in "Il Cielo in terra per 365 giorni", ed. Mamash).

domenica, ottobre 05, 2014




Lasciati cancellare dalla nebbia.
Non chiedere che ti amino, 
tu sei l’amore.
Non chiedere che ti vedano, 
tu sei la visione. 
Tu sei colui che danza, 
né sopra né sotto, 
al centro.
Ogni rifiuto è un’opportunità,
ogni fine un cambiamento di strada,
ogni fine una festa.

(Alejandro Jodorowsky )

Immagine di Tomasz Alen Kopera


mercoledì, ottobre 01, 2014



Vi sono molte verità. Esiste una verità per ogni essere umano e per ogni particella dell'universo, perché ognuno riflette il Creatore in un modo diverso. Cercare la verità vuol dire di più che trovare la propria verità. Significa trovare una verità che funziona per te e per l'altro, per adesso e per sempre, in questo luogo e ovunque, per il corpo e per la mente, per il saggio e per il bimbo piccolo e innocente. Più alta è la verità, meno confini conosce (Pensieri del Rebbe in "Il Cielo in terra per 365 giorni" ed. Mamash).

martedì, settembre 30, 2014



Il concetto di “teshuvà” conosce due aspetti, due livelli di significato: pentimento e ritorno.
- “Pentimento” significa rinnegare ogni azione sbagliata, avendo il proposito di non ripeterla, chiedendo perdono e facendo ammenda.
- “Ritorno” vuol dire tornare alla propria anima, alla propria essenza Divina, alla nostra fonte che è D-o.
Il primo livello – che è quello che noi cerchiamo di mettere in atto durante il mese di elul – è solo il mezzo per giungere al secondo, durante i Dieci Giorni Penitenziali.
In questi giorni particolari, noi dobbiamo sforzarci di ritornare a ciò che veramente siamo, alla nostra quintessenza. “Teshuvà” (che letteralmente significa “ritorno”) implica che esiste una parte di noi stessi che è sempre stata buona e pura, come è detto nella preghiera: “L’anima che Tu mi hai dato è pura…”. E nonostante il male che può essere stato inflitto alla nostra vita – alla nostra personalità, o alla nostra dignità – e nonostante il male che noi abbiamo procurato, noi possiamo sempre “tornare” all’anima, che rimane intatta e pura.
Il grande cabalista del XVI° secolo, Rabbi Moshe Cordovero di Safed, meglio conosciuto come Ramak, spiega che la strada migliore per tornare alla nostra pura essenza è quello di trovare, all’interno di ciascuno dei Dieci Giorni Penitenziali, un momento per isolarci, e nel quale riflettere sulle Dieci Sefirot, che egli chiama “Porte della Teshuvà”. In questo modo è possibile entrare in una “porta” diversa ogni giorno, così l’anima può unirsi alla sua radice nella sefirà data, ognuna delle quali serve come “canale” per l’energia Divina nella Creazione e, ovviamente, nell’anima.
Per gentile concessione di Rav Simon Jacobson, dal suo libro “60 Days: A Spiritual Guide to the High Holidays” ©Copyright The Meaningful Life Center, 2013. Tutti i diritti riservati

lunedì, settembre 29, 2014




"L'amore cosciente risveglia l'amore cosciente. L'amore emozionale evoca l'opposto. L'amore fisico dipende dal tipo e dalla polarità.
La fede cosciente e' liberta'. La fede emozionale e' schiavitu'. La fede meccanica e' stupidita'.
La speranza incrollabile e' forza. La speranza piena di dubbi e' vigliaccheria. La speranza piena di paura e' debolezza"
- Georges Ivanovic Gurdjieff