martedì, luglio 05, 2011

GLI OPERATORI DI LUCE E I 12 SINTOMI PERCEPIBILI DEL RISVEGLIO DI COSCIENZA

I Dodici Sintomi percepibili del Risveglio di Coscienza

 
Qualcuno di voi li sta sperimentando già da tempo, altri cominceranno a breve, qualcuno non li percepirà affatto. Il cambiamento è in atto, basta un atto di Volontà, gli esercizi adeguati, e finalmente sarà possibile liberarsi del peso degli attaccamenti che caratterizzano la nostra personalità, prendendo consapevolezza di ANIMA. Ecco elencati i sintomi:


  1. Sofferenze e dolori al corpo, specialmente al collo, spalle, schiena.
    Questo è il risultato dei profondi cambiamenti a livello del vostro DNA nel quale si sta svegliando il seme di Cristo. Passerà.


  1. Sensazione di profonda tristezza interiore senza apparente causa.
    Voi vi state liberando dal vostro passato (i condizionamenti, dogmi, preconcetti, attaccamenti) e questo causa la sensazione di tristezza. Questa sensazione è simile all’esperienza di traslocare da una abitazione dove avete vissuto per molti, molti anni, ad una nuova casa. Quanto più volete spostarvi nella nuova casa, tanto più vi assale la tristezza di lasciarvi dietro ricordi, energia ed esperienze della vecchia casa. Passerà.



  1. Piangere senza nessuna apparente ragione.
    Simile al punto 2. E’ bene e salutare lasciare sgorgare le lacrime. Aiuta a liberare la vecchia energia. Passerà.


  1. Improvvisi cambiamenti di lavoro o di carriera.
    Un sintomo molto comune. Come cambierai tu, così cambieranno le cose intorno a te. Non preoccuparti di trovare il lavoro o la carriera perfetta proprio ora. Siete in una fase di passaggio e potete fare molti cambiamenti di lavoro prima di sistemarvi con un lavoro che vi appassioni. Passerà


  1. Allontanamento dalle relazioni familiari.
    Siete collegati alla vostra famiglia biologica dal karma. Quando uscite dal ciclo karmico, vengono liberati i legami delle vecchie relazioni. Sembrerà che vi stiate allontanando dalla vostra famiglia e dai vostri amici. Dopo un po’ di tempo, potrete sviluppare con loro una nuova relazione se ciò risulta adeguato. In ogni caso, le relazioni avranno le loro basi nella nuova energia senza attaccamenti


  1. Insolite modalità di sonno.
    Sono del tipo svegliarsi molte volte in piena notte. In voi si sta svolgendo un enorme lavoro e spesso questo vi costringe a svegliarvi per “riprendere fiato.” Non preoccupatevi: Se non potete ritornare a dormire, alzatevi e fate qualcosa piuttosto che restare a letto e preoccuparvi di problemi esistenziali. Passerà


7 Sogni intensi.


Potrebbero includere sogni di guerra e battaglia, inseguimenti e mostri. Voi state letteralmente


liberando la vecchia energia del passato e queste energie del passato erano spesso legata a queste immagini. Vi state liberando dei Parassiti. Passerà


  1. Disorientamento fisico.
    A volte vi sentirete molto sradicati. Voi sarete “spazialmente cambiati” e vi sentirete come se non poteste mettere due piedi sulla terra, oppure come chi cammina tra due mondi. Poiché la vostra consapevolezza rende vivo il corpo sottile di ANIMA,il vostro corpo talvolta resta indietro. Passerà


  1. Aumento del “parlare a voi stessi.”
    Vi ritroverete molto spesso a parlate a voi stessi. Esiste un nuovo livello di comunicazione che sta prendendo spazio nella vostra esistenza e voi state sperimentando la punta dell’iceberg parlando con voi stessi. Le conversazioni aumenteranno e diventeranno più fluide, più coerenti e più significative. Non state diventando pazzi, state parlando con ANIMA.


  1. Sensazioni di solitudine anche quando siete in compagnia di altre persone.
    Potete sentirvi soli e allontanarvi dagli altri. Potete sentire il desiderio di allontanarvi da gruppi e folla. State percorrendo un sentiero sacro e solitario. Quanto più i sentimenti di solitudine vi causano ansietà, tanto più vi sarà difficile in questo momento relazionarvi con altre persone. Il vuoto interiore sarà colmato dall’amore e dall’energia della vostra stessa coscienza Animica. Passerà.


  1. Perdita di passione.
    Potete sentirvi totalmente privi si passione, con poco o nessun desiderio di fare qualcosa. Questo va bene e fa proprio parte del processo. Accettate questo momento di “fare nulla.” Non combattetevi su questo. E simile alla riprogrammazione di un computer. Avete bisogno di spegnere per un breve periodo di tempo per caricare il nuovo sofisticato software, che vi aiuterà a percepire ANIMA. Passerà
  2. Una profonda nostalgia di Casa.


    Questa è forse la più difficile e provocatoria di tutte le condizioni. Potete sperimentare un profondo e opprimente desiderio di lasciare il pianeta e ritornare a Casa. Questo non è istinto “suicida.” Non è causato da rabbia o da frustrazione. Non fatevi prendere dall’idea che possa causare drammi a voi stessi o agli altri. C’è una parte tranquilla di voi che vuole andare a Casa. Il motivo di questo è molto semplice. Siete pronti a cominciare una nuova vita, ma nell’attuale corpo fisico. Siete centrati con tutti e quattro i componenti del vostro SE', Corpo, Mente, Spirito, Anima. Durante questo processo di transizione, avete un ricordo interiore di quello che significa stare dall’altra parte. Si, potreste andare a casa, ma se siete venuti fin qua, sarebbe un peccato partire prima della fine del movimento. D’altra parte, lo Spirito ha bisogno che voi siate qua per aiutare altri a transitare nella nuova energia. Essi avranno bisogno di una guida umana, proprio come voi, che ha viaggiato dalla vecchia energia alla nuova. Il sentiero che state percorrendo proprio ora vi fornisce le esperienze che Vi permettono di diventare un insegnante del Nuovo Umano Divino. Per quanto il vostro viaggio possa essere a volte solitario e buio, ricordate che non siete mai soli. Passerà.


Per favorire la comprensione, riassumo il concetto ponendovelo dal punto di vista della “causa ed effetto”


I momenti di pensiero non lineari diventano sempre + frequenti. Il nostro “sentire” sottile si verifica sempre più spesso anche con altre dimensioni.. Il sonno cambia: irrequieti risvegli frequenti, disturbi durante il sonno. Le vibrazioni che ci circondano aumentano e il magnetismo diminuisce di intensità. Tutto ciò che costituisce la nostra personalità comincia a vibrare sempre più velocemente, è il segnale. Noi, prendiamo sempre più consapevolezza di CHI siamo e lasciamo “ andare” tutto ciò che non ci appartiene, che non ci è mai appartenuto, perché era solo illusione. Il nostro EGO diventa scettico e I concetti cominciano a vacillare, le energie che si creano grazie a questo “ attrito” tra vecchi concetti e nuovi, regalano “ vitalità” ad ANIMA. L' EGO , nella piena sua convinzione e pretesa di essere da solo a definire il tutto, adesso si scontra con la sfera spirituale. Sono molto di più le paure per TENERE sotto controllo la PERSONALITA' dell'essere che si sta risvegliando e sta cambiando. La rimozione del superfluo comincia, il risveglio è in atto, e con un atto di volontà, dobbiamo continuare per sempre, a chiederci "CHI SONO?" . Ecco avviato il processo di abbandono del “ MALE” ,(le INTERFERENZE “sottili”) che tiene prigioniero l'uomo, assottigliando il suo EGO per dare spazio a nuove e vere realtà.





Sintomi Fisici:


Stanchezza cronica, rapido affaticamento, sensazione di ottusità nodi linfatici, dolenti cefalee violente, dolori muscolari e articolari. .febbre, dolori alla nuca, aumento e diminuzione di peso, dolori zona cardiaca, sentire fitte e tachicardia, disturbi del ritmo cardiaco. Disturbi del SONNO,insonnia prolungata, difficoltà a dormire, eccessivo bisogno di sonno, sudori notturni, brividi di freddo, stato di spossatezza al risveglio.
Disturbi Mentali:


Lacune, disorientamento, locali difficoltà ad elaborare informazioni, irritabilità, confusione, sentirsi annebbiati, problemi motori.


Disturbi Emotivi:


Paure, panico, depressioni, frequenti cambiamenti di umore.





CONCLUSIONI:





Tutto questo, per molti è cominciato negli anni 70/80, e dopo i primi sintomi, preoccupati si sono recati dal proprio medico. In USA, i medici decisero di dare in nome ufficiale e un quadro clinico a questa strana manifestazione. Fu chiamato Chronic Fatigue Syndrome ,CFS (sindrome di fatica cronica).


A causa della difficile situazione diagnostica, le persone ormai convinte di soffrire di CFS, fecero tantissime terapie senza successo. La realtà era ben diversa dalla malattia, infatti stavano cominciando a “ risvegliarsi”


i primi “ Operatori di Luce” , che restarono momentaneamente isolati con il loro sapere. Capite perché è un peccato abbandonare il sentiero se siete arrivati fin qua?


E' molto importante che i risvegliati aiutino i NON-risvegliati affinché non solo capiscano questa verità, ma possano contribuire al più presto al compimento della loro Trasmutazione. Non tutti gli Operatori di Luce coscienti, comunque hanno queste problematiche, ma prima o poi si manifesteranno perché un giorno dovranno integrare le sfere delle COSCIENZE COSMICHE.





Ora tocca a voi, riflettete e incominciate ad organizzarvi, il tempo della Trasmutazione è arrivato.



Di  Claudio F.E.S.

venerdì, giugno 10, 2011

DEDALO E LABIRINTO


"Il mondo è un labirinto dove l’anima deve errare fino alla sua liberazione."  (lppolito, 3' secolo dopo Cristo)





Dedalo e labirinto: enigmatici simboli che, nel corso dei secoli, furono impiegati in diversi modi ed evocano delle immagini molto differenti. Questi due termini sono spesso usati con lo stesso significato.
Il labirinto, sino al momento in cui viene riconosciuto l'unico cammino che conduce al centro, somiglia molto ad un dedalo; esso presenta una rete di tortuosità sorprendenti, apparentemente senza scopo, se non si capisce chiaramente che tutto ciò porta a un determinato fine. Nel labirinto, contrariamente al dedalo, il cammino termina al centro. In un dedalo vi sono molti itinerari praticabili: i bivi insidiosi e le vie senza uscita non consentono una chiara visione del percorso, ci si smarrisce facilmente.
Il labirinto ermetico simboleggia la via che porta al principio centrale, interiore, dei microcosmo. Chi trova l'entrata può raggiungere il centro, purché non torni indietro. In un labirinto non c'è scelta tra sinistra e destra, ma solo fra l'avanzare o il tornare indietro. Chi non persevera muore. Chi riesce a vincere diventa un altro uomo.
Il termine labirinto evoca le parole latine labor intus, che significano "lavoro interiore". Da questo punto di vista, il labirinto è la via interiore che bisogna trovare e percorrere fino alla fine. Chi l'ha trovata non può più sbagliare, purché non ritorni nel dedalo delle sue percezioni sensoriali.
Il dedalo è, infatti, lo spazio chiuso in cui erra l'uomo che si lascia guidare da una coscienza orientata sulle impressioni dei propri sensi. Il dedalo allora, mostra innumerevoli possibilità e indica scelte apparenti, spesso contraddittorie.
E’ dunque, un simbolo appropriato della vita esteriore dove regnano solo lotta e confusione. Il poeta Virgilio (70- 19 a. C.) descrive differenti dedali. Dice che sono costituiti da migliaia di percorsi e presentano molteplici direzioni contrarie. Errare in un dedalo, secondo lui, equivale a fare dei nodi inestricabili, poiché il cammino inverso non è visibile.
Gli autori che hanno collaborato a questo scritto tentano qui di sottolineare, il più chiaramente possibile, le differenze dei significato di questi due simboli - dedalo e labirinto -, dimostrando che non possono confondersi. Hanno constatato che il cercatore di verità, è sensibile all'immagine degli uomini erranti in questi nostri tempi incerti. Il dedalo ed il labirinto si trovano nell'uomo! Egli è costretto a esplorarli per ritrovare se stesso, risolvere i suoi problemi e raggiungere il vero scopo della sua vita.
Il numero dei cercatori cresce, con una velocità sempre maggiore, in tutto il mondo. Di solito però, il velo dell'ignoranza è talmente spesso, che pochi cercano la verità iniziando da un'immagine pura e concreta.
Attualmente, come nel lontano passato, il labirinto affascina perché fa un chiaro riferimento al cammino di ritorno. L’inizio del viaggio di ritorno in patria è nascosto al centro del microcosmo.
Cercheremo di mostrare questo aspetto. Speriamo che i lettori possano trovare in queste considerazioni, delle indicazioni per avvicinarsi sempre di più alla sorgente centrale che è in loro; speriamo inoltre, che possano cambiare il dedalo della coscienza terrestre con un cammino chiaro, visibile e sicuro, verso il tesoro nascosto al centro del loro labirinto.
Se il dedalo evoca l’andirivieni tra i valori estremi della vita, il labirinto si presenta a chi intraprende un altro cammino. L’errare precede sempre il ritorno in patria.

 

IL LABIRINTO: ORIGINE E SIGNIFICATO

Chi sente la parola "labirinto" pensa forse a un complicato dedalo, abilmente elaborato, a una sorta di attrazione esotica in cui ci si perde facilmente: trovare l'uscita fra tutti i possibili percorsi è un gioco, una scommessa e un'arte. La parola labirinto viene anche utilizzata per indicare circostanze intricate, confuse o per indicare - ad esempio - che qualcuno si è perso o è bloccato in una situazione inestricabile.
Se si cerca l'origine e il significato del labirinto, ci si scontra con il paradosso della somiglianza e della differenza tra "labirinto" e "dedalo". Il labirinto può anche essere un dedalo, ma un dedalo non è un labirinto.
Quasi ovunque nel mondo, esistono delle costruzioni che rappresentano un labirinto: esse sono composte da insiemi di corridoi e di spirali edificati con pietre più o meno grandi. Il labirinto è anche riprodotto su manoscritti, su rocce, su monete e cosi via. A volte tali costruzioni hanno migliaia di anni; se ne parlava già nell'antichità classica e si visitavano con curiosità le rovine. Lo storico greco Erodoto (484-425 a.C.) descrive nelle sue Storie ciò che vide visitando, in Egitto, le rovine del "labirinto" situato vicino al lago Moeris (attualmente lago Karoum) presso Arsinoé. Questo sito è chiamato "Il Tempio dell'ingresso del lago" o "Amenemhet vive". Nella seconda parte della Dottrina segreta, H.P. Blavatsky dice che tale tempio è ancora più antico della piramide di Cheope e che si tratta di una descrizione simbolica delle razze umane e delle tre dinastie (gli Dei, i Manas - semidei della terza e quarta razza - e gli eroi della quinta razza) antecedenti le dinastie regali puramente umane. Tali dati sono, in parte, rappresentati nelle gallerie e nei corridoi di questo labirinto egiziano. Poiché le tre inversioni dei poli, modificarono, naturalmente l'aspetto dello zodiaco, ogni volta fu necessario costruirne uno nuovo.
E’ possibile che Erodoto abbia chiamato labirinto questo insieme di edifici, di camere, di colonnati e di tombe regali. Tale parola, infatti, veniva spesso usata per indicare un insieme di costruzioni in cui era facile perdersi.
Non è certo che il nome originale di questo complesso iniziatico, corrisponda alla nozione di labirinto. Gli storici suppongono che il gigantesco complesso egiziano, possa essere stato il modello a cui si ispirò il famoso labirinto di Creta, costruito molto più tardi e collegato al celebre mito di Teseo, del Minotauro e del filo di Arianna.
UN SOLO INGRESSO, UN SOLO CAMMINO
Nell'Antichità, la parola labirinto indicava una costruzione con un solo ingresso e con una pianta così complessa che, all'interno di essa, i profani potevano soltanto perdersi. All'epoca del Rinascimento, si aggiunse la nozione di "dedalo".
Secondo Erodoto, fu il faraone Amenemhet (1842-1797 a.C.) che costruì, come tomba, il labirinto egiziano ai piedi della piramide di Hawara. I custodi raccontarono allo storico greco, durante la sua visita, che nella tomba si trovavano dodici faraoni ed un gran numero di coccodrilli sacri; gli fu però vietato l'accesso. Più tardi, altri visitatori considerarono questo insieme - di circa trecento metri per duecentocinquanta - come una delle sette meraviglie del mondo. Attualmente ne restano soltanto poche colonne. L’archeologo inglese Flinders Petrie, cercò nel 1888, di liberare dalla sabbia queste costruzioni, per scoprire come i saccheggiatori della tomba avessero potuto, qualche migliaio di anni prima, raggiungere il loro scopo, attraverso la rete di corridoi e di passaggi. Secondo lui dovevano possedere una mappa. La sua ricostruzione del labirinto non riproduce però, la forma conosciuta del labirinto dei Misteri. Lo storico tedesco Athanasius Kircher (1602-1680) fece un magnifico disegno seguendo la ben nota leggenda. Ma tutti questi tentativi non fanno altro che trasporre sulla carta la fantasia personale di ognuno. Stando alle descrizioni stilate dai diversi storici dopo l'avvento dell'era cristiana, si tratta di un enorme complesso che suscita molte domande e dà poche risposte.
La descrizione di Erodoto (484-425 a.C.) è interessante: una costruzione inimmaginabile comprendente dodici grandi strade coperte e tremila vani, di cui la metà sotto terra. Seguendo un altro autore greco, Diodoro di Sicilia (primo secolo a.C.), il labirinto egiziano era la tomba di dodici re che regnarono sulle dodici province o nomi, d'Egitto.
Nelle descrizioni di questi due autori greci, non si trovano complesse reti di corridoi. La regolarità armoniosa degli edifici non permetteva di errare come in un labirinto. Senza dubbio, le loro dimensioni e la loro complessità hanno giustificato l'impiego della parola labirinto, termine che - molto più tardi - fu legato alla nozione di "lavoro interiore".
Un vero labirinto dei Misteri, evoca i temi della morte fisica e spirituale, della nascita e della resurrezione; questi temi avevano un ruolo centrale nei Misteri egizi e nel culto che ne derivava. Le camere sotterranee fanno certamente pensare ad un tempio funerario, ma era anche un luogo d'iniziazione, in cui il faraone veniva preparato per il suo compito di sacerdote-re. In numerosi labirinti troviamo tematiche simili. In Malesia, su una delle isole delle nuove Ebridi, Malekula, esiste un rito in seguito al quale l'anima del defunto si avvicina al labirinto tracciato da un guardiano, che ne cancella poi la metà. Un anima, per guadagnare l'immortalità, deve ripristinarlo nella sua totalità, prima di poter raggiungere il centro.
Quasi ovunque nel mondo, si trovano dei disegni incisi sulle rocce e delle rappresentazioni di labirinti. I più antichi risalgono a migliaia di anni fa. Mostrano tutti una struttura omogenea comprendente un cammino in spirale che porta fino al centro. La forma di base è una croce circoscritta in un cerchio, generata - per così dire - dal movimento intorno al centro. La croce simboleggia la terra o la personalità, composte tutte e due da quattro elementi o forze eteriche che si manifestano anche nei quattro corpi o veicoli, della personalità. Il cerchio può essere il simbolo del sole, del macrocosmo o del microcosmo. Il labirinto con i suoi sette, nove, dieci o dodici giri o circonvoluzioni, può essere considerato come un luogo di orientamento. Colui che vi entra è in cammino per la destinazione finale: il centro, il nucleo del suo essere.
All'interno dello spazio chiuso del labirinto, cioè in se stesso, si sforza di conciliare due principi: la croce dell'uomo terrestre ed il cerchio dell'eternità.
Nel labirinto, il cammino non conduce dunque direttamente al centro, ma segue una "deviazione massima".
IL DEDALO E’ LA DEGRADAZIONE DEL LABIRINTO?
La più antica rappresentazione di un dedalo risale al Rinascimento italiano, all'inizio del XV secolo. Più tardi, all'epoca barocca (che si manifestò in Italia nel XVI secolo) e rococò (che seguì il barocco), la concezione del labirinto si trasforma in un percorso nel quale ci si inoltra fra siepi potate, in un giardino, senza altro scopo che divertire o sviare i visitatori. Si dice che Papa Clemente X, amasse inviare i suoi servitori nel dedalo e che, quando si erano perduti, li richiamasse in fretta ai loro doveri.
Il cammino è la differenza essenziale fra il dedalo ed il labirinto. Il labirinto, nella sua forma più antica, comporta una via, un percorso, un accesso. Il dedalo offre numerose vie e possibilità. Nel dedalo, i muri - o pareti - sono così alti che è impossibile guardare al disopra. In un labirinto non ci sono incroci o biforcazioni. La via unica conduce sempre verso il centro, nonostante ogni tipo di giro e di percorso. Chi vi entra non può dunque sbagliarsi. E’ un meraviglioso simbolo del cammino che deve percorrere chi cerca la verità.
IL FILO D'ARIANNA
Il labirinto dei Misteri è una figura geometrica con forma rotonda o rettangolare. La sua pianta, vista dall’alto, è bella, armoniosa e mostra le seguenti caratteristiche:
  • presenta una sola apertura;
  • il percorso è sconcertante e si dispiega, serpeggiando fino al centro, in una maniera imprevedibile;
  • le circonvoluzioni occupano l'intero spazio interno;
  • il cammino passa, periodicamente, molto vicino al centro.
Seguendo il percorso, il raggio d'azione diviene più piccolo. Questo può significare, dal punto di vista filosofico, che si perde la zavorra, i propri beni terrestri, ma in compenso si acquista concentrazione, interiorizzazione ed orientamento, sul principio stesso del cammino verso l'interno.
Si resta colpiti dal fatto che il movimento presenti - a fasi alterne - espansione e riduzione, inspirazione ed espirazione. Questo movimento alternato, la cui direzione cambia senza sosta, si svolge su tre piani.
La parola labirinto fu "latinizzata" nel Medio Evo in “labor intus”, lavoro interiore. Sebbene questa etimologia sia inesatta e non corrisponda al significato originale, la traduzione designa comunque il processo che vi si svolge, corrispondente al labirinto. Chi entra per la porta stretta non ha più riferimenti esterni, ma deve seguire il cammino interiore. Sul suo tragitto passa molte volte vicino al centro, ma senza poterlo osservare. Non si tratta di una perdita di tempo poiché - avvicinandosi al centro per esserne poi allontanato - subisce un processo di maturazione, nel corso del quale viene provata la sua volontà e la sua perseveranza. Un cammino in linea retta non potrebbe offrire lo stesso auspicabile risultato.
Questo centro, viene rappresentato in diversi modi: può esserci un albero della vita, una torre o un tempio, la morte, il Minotauro, un pellegrino, una montagna.
Qui, nel centro, avviene finalmente il confronto. Nel racconto simbolico che si svolge nel labirinto di Creta, l'eroe Teseo arriva davanti al Minotauro (un toro metà uomo, metà animale). E’ necessario sacrificargli sette giovinetti e sette fanciulle: i sette poteri dell'anima. Ma Teseo, grazie ad Arianna, trionfa sul mostro e pone fine al suo insaziabile appetito.
Così il cercatore, arrivando al centro del proprio labirinto, può incontrarvi un aspetto del suo "IO" egocentrico, forma che emana da se stesso e si manifesta come un insaziabile mostro. Con l'aiuto dell'anima pura, simboleggiata da Arianna, ha la possibilità di neutralizzare questo aspetto dell'ego e vincerlo. Solo Arianna conosce l'entrata e l'uscita del labirinto. Chiunque osi intraprendere la lotta col suo personale Minotauro, riceve dall'anima tre poteri, che si manifestano nel cuore, nella testa e nelle mani.
Quando questi tre poteri collaborano in armonia, costituiscono una forza di opposizione, capace di addormentare l’io animale, il Minotauro. Solo allora, la spada dello Spirito può decapitare il mostro. Il tenero legame dell'amore divino, il filo di Arianna che lega Arianna a Teseo, permette all'eroe di ritrovare l'uscita.
"Per liberarsi dall'ego, che è molto complesso, l'uomo deve effettuare numerosi giri attorno al principio centrale del suo essere. Nel corso di questo periplo, abbandona i suoi poteri personali: in altri termini getta via il suo intero fardello. Deve prima osservare e comprendere per poi abbandonare tutto ciò che possiede, tutto ciò che è. Attraverso i tratti del suo carattere, contraddittori e laceranti, perviene allora alla comprensione; raggiunge finalmente quel punto, all'interno di se stesso, in cui può abbandonarsi all'unità. Ma sino a quel momento, questo luogo è sempre occupato dal Minotauro. L’Ego rivendica tutto per se stesso. Ma se l'io accetta l'aiuto indispensabile dell'anima pura - l'atomo originale, la scintilla divina - riprende il suo vero posto al centro del microcosmo".
Questo stato d'essere è rappresentato in numerosi labirinti di cattedrali, costruite nel Medio Evo, labirinti in cui figura il Cristo come forza divina centrale.
MORTE, NASCITA E RESURREZIONE
Per l'uomo che viveva prima dell'era cristiana, lo scopo del labirinto era diverso da quello dell'uomo del Medio Evo. Quest'ultimo si volgeva verso la Nuova Gerusalemme per divenire cosciente del mondo decaduto. Il percorso del labirinto era una sorta di pellegrinaggio, che il credente doveva compiere camminando sulle ginocchia. Non era una cosa da poco! Il labirinto della cattedrale di Chartres, ha un diametro di dodici metri con un percorso interno di duecento metri. Il paradosso del labirinto, risiede nel fatto che, se da una parte rende accessibile il centro, dall'altra lo protegge dagli intrusi. Questo doppio significato mostra che ci si riferisce ad un cammino d'iniziazione. I labirinti più antichi servivano soprattutto a rappresentare il ciclo che va dalla nascita alla morte e dalla morte alla nascita e così via. Spesso era il simbolo di un percorso nel seno della terra, verso una "regina sotterranea”. In India, il labirinto è raffigurato su degli amuleti che servono ad alleviare le doglie del parto. Anche presso gli Hopi, i Kivas, il labirinto simboleggia la (ri)nascita. Il simbolo della Santa Terra Madre è rappresentato nei loro santuari sotterranei con queste parole: "Tutte le linee e i corridoi del dedalo-abirinto formano il piano universale del Creatore, che l'uomo deve seguire nel cammino della sua! vita".
 
LIBERAZIONE FUORI DAL DEDALO
Il labirinto, nel XX secolo, non ha perso nulla della sua attualità. Nella confusione e nella frammentarietà della vita moderna, mostra a molti la via del ritorno che può, in una certa misura, neutralizzare la ragnatela tessuta dalle impressioni sensoriali. Il pensiero materialista, con le sue specializzazioni, il suo determitismo senza fine, il suo ridurre tutto a concetti, le sue analisi e la sua ricerca di referenze, incatena la natura su un letto di torture. Perciò qui è meglio parlare di dedalo, il dedalo delle chimere che tengono l'uomo prigioniero delle abitudini dei suoi pensieri, sentimenti e azioni. Ciò significa che mente e cuore, seguono una falsa pista all'interno del dedalo e che gli atti che ne sono la conseguenza, dunque, generano il caos. La testa, il cuore e le mani, tuttavia, - cioè la parte intellettuale, emozionale e motoria dell’uomo - sono stati concepiti per essere dei santuari, attraverso i quali la saggezza divina possa manifestarsi.
Quando, con l'aiuto dei poteri dell'anima pura, che emana principio fondamentale del proprio essere - il principio spirituale - si è in grado di percepire chiaramente le illusioni del proprio ego, si può anche fare l'esperienza dell'unità con la vita originale. Guidata dalla forza spirituale chiamata "Gnosi" - il nuovo sapere interiore che deve occupare il posto centrale in ciascuno - la mente ha la possibilità di compiere la missione per cui era stata creata: essere lo specchio della saggezza divina.
Anche il cervello è composto da un gran numero di circonvoluzioni, simili a quelle di un labirinto. Lo spazio occupato dal cervello è così, ugualmente sfruttato al massimo. Tuttavia, per poter utilizzare al meglio le sue immense possibilità spirituali, ognuno deve prima trovare l'uscita dal dedalo delle sue percezioni sensoriali.

IL DEDALO IN CUI ERRA CHI CERCA LA VERITA’

Chi cerca la verità nel corso della propria vita può scoprire, a un dato momento della sua ricerca, che esistono due realtà: quella dell'illusione e quella dell’essenza delle cose. Le illusioni sono dei sogni, chi lo ignora ne resta prigioniero. Chi insegue le chimere del mondo illusorio, deve soffrire continuamente e penerà molto a raggiungere il centro, la sorgente e la causa della vita. Nel centro, nel cuore, si nasconde la realtà, un mondo meraviglioso che si può scoprire solo cominciando a vivere grazie alle correnti divine dell'amore e della saggezza. Questi flussi di forza divina sono onnipresenti, ma i veli dell'illusione - in cui molti si avvolgono - li rendono invisibili e impercettibili.

Chiunque viva nell'illusione, consacra tutta la sua energia ai pensieri ed ai sentimenti che sorgono interiormente, così perpetua le sue chimere. Ciò che scambia per realtà è solo un'immaginaria impalcatura elaborata da lui stesso e le sue rappresentazioni mentali, ne sono solo un riflesso. Queste formazioni, strutture di pensieri e sentimenti, sono il risultato di una forza creatrice orientata male e generano una realtà separata, chiamata  “sfera riflettrice". Questa sfera comprende tutte le idee e le proiezioni della realtà che l'uomo ha creato o crea, ma esse non fanno assolutamente parte della realtà divina. Perciò nella nostra epoca risuona un appello pressante, affinché sia distrutta ogni illusione - in cui il mondo intero è immerso - e l'umanità prenda un'altra direzione.

Il cercatore che non è ancora riuscito a liberarsi dalle sue illusioni erra, guidato da queste, come nei meandri di un dedalo. Spesso egli si avvicina all’ingresso del labirinto, ma, poiché la sua attenzione è distratta da altre cose, se ne allontana nuovamente. Tuttavia, il cammino che passa attraverso il labirinto dei Misteri, lo conduce inevitabilmente al centro. Per giungervi, il cercatore di verità deve entrare per l'unica porta e percorrere la via senza angoscia, senza preoccupazioni e senza timori. Arrivato al centro, non errerà mai più, perché ha trionfato sull'ignoranza e acquisito l'onniscienza.

ILLUMINAZIONE INTERIORE

Il desiderio di illuminazione, paradossalmente, può divenire il maggiore ostacolo sul cammino. Poiché gli esseri umani sono chiusi nelle dimensioni dello spazio e del tempo, si fanno un'immagine lineare della situazione che cercano di raggiungere. Essi immaginano di poter salire prima uno scalino, poi un secondo e infine un terzo.  Ma la realtà divina è ben diversa da quella nella quale vivono gli uomini. L’Ordine divino risponde alle proprie leggi e non a quelle degli uomini.

Poiché essi oppongono una resistenza interiore, la realtà divina li penetra, provocando, generalmente, ciò che si può definire uno choc. Avvenimenti inattesi e dure esperienze li conducono in maniera incomprensibile, a causa della loro resistenza, verso il centro del proprio labirinto, fino al loro nucleo spirituale.
Gli uomini comprendono allora, come sia impossibile trovare l'eternità e la perfezione in questo mondo. Se orientano il desiderio su quanto forse accadrà un giorno, non possono tralasciare quanto è, ora, veramente importante. La verità non si evolve, essa è. Bisogna solo discernere quanto non è vero da quanto è, illusione. Chi accetta di perdere le sue illusioni ha la possibilità di scoprire, grazie alla nuova libertà, qualcosa di ciò che esiste da sempre. Egli, per così dire, dà uno sguardo al di sopra dei muri del proprio labirinto e percepisce, una realtà diversa.
Le relazioni umane, possono, talvolta portare ad una grande illusione ed imprigionarci in un dedalo di chimere. Il desiderio di appartenere ad un gruppo, è spesso il tentativo di compensare un gran vuoto interiore e nasce dalla sensazione di isolamento, nota a tutti. Si pensa che il contatto con altri, faccia sparire questo senso di solitudine. Ci si affretta ad entrare in un gruppo, piuttosto che subire il viscerale dolore della solitudine. Chi cerca un'unità superiore, non deve pensare però, che ciò accadrà scambiandosi piacevolmente delle idee, per quanto elevate. La voce dell'anima nuova, si percepisce solo nel silenzio interiore; la personalità allora, dimostra che non v'è alcuna separazione nel mondo delle anime. Una sola anima vibra in tutto ed in tutti; ognuno, ristabilita l'unità con essa, è legato a tutti.
BLOCCATO NEL DEDALO
Constatiamo che l'essere umano è fortemente attaccato alle sue illusioni e alle sue proiezioni; egli, per paura del dolore e dell'ignoto, si aggrappa al mondo esteriore che conosce bene. Pensa con i dati di questo mondo e misura tutto con essi. Orienta incessantemente i suoi desideri verso l'esterno, finché non ha completato la sua esperienza.
Benché bloccato in diverse direzioni, continua a creare dei desideri ed a corrervi dietro. Non può agire diversamente, perché è chiuso nel dedalo del proprio essere. Quando ne avrà esplorato ogni angolo, potrà finalmente sfuggire e offrire alla sua anima immortale, ciò di cui ha sete. Può pervenire al centro del labirinto, solo quando si libera delle sue immagini deformate.
Allora, senza alcun egocentrismo, egli cerca un modo per compiere la missione della sua vita. Egli abbandona tutto il suo essere alla Luce, che irradia per tutti. La liberazione non è un fine personale, ma quello di tutta l'umanità. La Luce irradia e deve irradiare anche attraverso di lui. Man mano che l'illusione e l'egoismo creano meno ostacoli alla Luce, egli testimonia sempre più della vivente realtà: "il Regno di Dio è in voi”.
IL LABIRINTO DEI MISTERI
Se scegliamo il termine "dedalo" come simbolo dell’errare, possiamo allora considerare il "labirinto dei Misteri" come simbolo del cammino iniziatico, già tracciato, che ciascuno dovrà un giorno percorrere.
A molti labirinti è associato un mito, che mostra chiaramente il cammino verso il centro. Tali leggende fanno riferimento alla vita ed alla morte, ma soprattutto, alla vittoria sulla morte per trovare la Vita. Non è cosi per i dedali. Certo, alcune costruzioni somigliano molto ai labirinti dei Misteri, ma il dedalo appare di concezione più recente; è tracciato soprattutto per divertire quanti vi entrano, facendo loro perdere l'orientamento. Labirinti e dedali, avendo uno scopo differente, non hanno la stessa struttura. Ci si chiede ora se il dedalo non fu elaborato proprio per l'uomo del Rinascimento, sottoposto ad una maggior influenza da parte delle sue vecchie radici karmiche. Nel Rinascimento, infatti, si cerca di ridare nuova vita a tutti i valori dei passato e, durante questo processo, può darsi che anche il labirinto abbia acquistato una diversa forma. In tale epoca, i nuovi sviluppi allargavano gli orizzonti dell'europeo, stimolando e coinvolgendo diversamente la sua personalità. L’uomo, al tempo dei labirinti dei Misteri, non era molto individualizzato. Il Rinascimento invece, favorisce un'evoluzione che valorizza le qualità individuali e spinge l'uomo, alla ricerca interiore della conoscenza di sé.
In ciò è guidato e ingannato dai propri sensi e questo causa lo sviluppo di una coscienza, che si potrebbe definire un dedalo di tortuosità capricciose e di angoli oscuri,  i quali portano facilmente a dei vicoli ciechi.
Chi non si è mai trovato senza via d'uscita nel dedalo della propria coscienza?
Chi, completamente sfinito per tutte le mutevoli possibilità che si rivelano negative, non ha comunque continuato a cercare l'unica via d'uscita?
Il cercatore, se tale è veramente, deve allora trasferire la sua ricerca dal dedalo al labirinto, dove l'attende la vita nuova ... o la morte. Qui si ritrovano le parole labor intus che significano "lavoro interiore". Se il dedalo rappresenta la vita esteriore, il labirinto simboleggia la vita interiore. Da ciò nascono i miti e le simbologie che conosciamo.
CHI ENTRA NEL LABIRINTO?
L’ingresso nel labirinto presuppone l'abbandono, da parte dei cercatore, del mondo esteriore. Questo tema appare chiaramente nel mito di Teseo e Arianna. Teseo penetra nel labirinto per vincere il Minotauro - metà uomo, metà toro - o in altri termini, per uccidere in sé ciò che vi è di animale, d'inferiore, affinché il superiore, il nobile, il divino, viva. li legame con l'anima è per lui, un sostegno indispensabile. Il compimento di questa missione, ha grande affinità con il tentativo dei Rosa+Croce, di condurre a buon fine il cammino dell’anima.
Si può allora, considerare il labirinto come il complesso sacro che contiene il passato microcosmico. E’ possibile vagabondare in numerosi corridoi ed effettuare molti giri, ma l'unica azione indispensabile è penetrare l'essenza stessa dei proprio essere. Chi troviamo in questo luogo? A seconda della fase del proprio sviluppo, si incontreranno il mostro del karma personale o la Città nuova, il Tempio, il nucleo interiore della vera vita, l'atomo Cristo, cioè la porta d'ingresso della vita nuova.
Sebbene il termine labyrinthos sia greco, tale termine ci rimanda a un'epoca molto più antica. Sono state effettuate molte ricerche e date numerose spiegazioni, ma si conosce poco sull'origine del labirinto. I grandi labirinti citati dallo scrittore latino Plinio il "Vecchio" (23-79 d.C.), portano questo nome, probabilmente, perché egli stesso lo aveva trovato scritto presso altre fonti. La maggior parte delle spiegazioni scientifiche, sono solo speculazioni basate su qualche nota di storici dei passato, come Erodoto, che visitò i labirinti egiziani cinque secoli prima di Plinio. A quale di tali informazioni dare credito? Ogni interpretazione non è forse l'espressione di una particolare coscienza, anche se si tratta di semplici descrizioni?
Un archeologo o lo storico, per esempio, che ha riunito dei dati, li interpreta secondo le sue idee. Le controversie sono numerose. Le spiegazioni basate su antichi racconti sono fantasiose e difficili da collocare nel tempo, per cui è poco probabile che divengano delle verità di base. Questo vale soprattutto per quanto si riferisce al dominio esoterico. In generale si può dire che il desiderio è il padre del pensiero. Per tutte queste ragioni ci permettiamo di dare la nostra interpretazione. Noi scegliamo di operare una distinzione fra labirinto e dedalo.
Il primo rappresenta il cammino interiore ed il candidato, lo sceglie come Cristiano Rosacroce. Il secondo può essere considerato come il mondo nel quale l'uomo, condotto dai propri sensi, erra fino a quando - colmata la misura - potrà scegliere. Il dedalo, dunque, viene prima ed il labirinto, lo speriamo, appare in seguito come conseguenza. La distinzione tra queste due funzioni si ritrova - negli antichi labirinti - unita alle costruzioni, ai giardini, ai templi e così via: luoghi di iniziazione utili a mostrare a quanti ne erano capaci, il cammino che portava nel più profondo di se stessi, con l'intento di uscirne rinati.
Se ci si riferisce alla lista dei labirinti di Plinio, si può dire che le sue idee sono diverse da quelle dei cercatori venuti dopo di lui. Per lui si trattava di un insieme di costruzioni gigantesche ed inaccessibili, parzialmente internate. E’ chiaro che tali costruzioni rappresentavano dei templi, poiché i poteri - religioso e temporale – nell’antichità erano uniti. Ci sembra perciò logico pensare che fossero luoghi di iniziazione, dai quali poi, si svilupparono i dedali del Rinascimento. Perché? i percorsi nei labirinti antichi avevano lo scopo di combattere il subconscio e il dedalo, fu una forma rinnovata dei labirinto, ove i sensi giocavano un ruolo più importante del subcosciente. Da migliaia di anni l'uomo, sul cammino dell'iniziazione, doveva affrontare il proprio subcosciente per vincerlo, proprio come avviene oggi. Ma attualmente, l'essere umano è guidato dalla propria coscienza di veglia, a sua volta retta dai sensi. Bisogna aggiungere che la coscienza collettiva di oggi è, quasi sicuramente, più complessa di un tempo. E’ necessario liberarsi da essa con la forza e, usciti da questo dedalo, penetrare fino al centro del proprio essere, rientrare nel proprio labirinto e risolvere la questione fondamentale della propria vita.
La liberazione dalla coscienza di gruppo, eleva nella coscienza dell'anima, che ingloba tutta l'umanità. E’ vero che ognuno deve percepire le attività dei propri sensi ed imparare a lavorare con la coscienza che ne deriva, ma vi è una differenza. Il labirinto ha una sola entrata ed un solo percorso, mentre il dedalo - a seconda del costruttore - può anche avere una sola entrata, ma vi si incrociano diversi percorsi, rendendo così la scelta, estremamente difficile. Si possono paragonare le numerose vie alla molteplicità delle suggestioni e mistificazioni dei sensi. Un filo d'oro deve, anche qui, garantire l'uscita. Comenius dichiara che questo filo d'oro, ci viene teso, quando - nella semplicità e nella rinuncia ad ogni desiderio - ritorniamo a Dio.

tratto da: www.gnosi.it

venerdì, maggio 20, 2011

LE DODICI PAIA DI QUALITÀ GEMELLE



Così come "tacere" e "parlare" sono le due metà complementari della medesima forza, esistono dodici paia di virtù che devi
imparare a controllare. Queste sono:


Tacere Parlare
Ricettività Resistenza alle influenze
Obbedire Regnare
Umiltà Fiducia in se stessi
Rapidità di decisione Ponderazione
Accettare tutto Saper discernere
Coraggio Prudenza
Non avere possessi Disporre di tutto
Non avere attaccamenti Fedeltà, lealtà
Farsi notare Passare inosservati
Disprezzo della morte Rispetto della vita
Amore Indifferenza


Se vuoi camminare sul sentiero della realizzazione spirituale devi imparare a controllare perfettamente tutte queste qualità.
Controllarle, significa saper come usarle nel momento e nel luogo opportuno. La stessa qualità, infatti, è divina quando
viene utilizzata nel momento e nel luogo opportuno, ma è satanica quando viene usata nel momento e nel luogo sbagliato.
Diventa satanica quando il suo valore viene distorto: satana infatti, non può creare ma solo distorcere ciò che già esiste.
Tutto ciò che esiste è stato creato da Dio, e le sue creazioni sono soltanto Buone, Belle e Vere, pertanto non possono esistere
né qualità cattive né forze negative: ciò che appare tale è solo la qualità e l'energia utilizzata nel modo sbagliato.


Tacere - Parlare
Tacere è una qualità divina, una benedizione quando lo si fa nel momento e nel luogo in cui è bene tacere, ma se uno tace
quando dovrebbe parlare (ad esempio quando, parlando potrebbe salvare qualcuno da un grave pericolo), questo "silenzio"
diventa satanico. Nello stesso modo quando si parla nel momento e nel luogo inopportuno, la facoltà divina di parlare
diventa un "ciarlare" satanico.
Ricettività - Resistenza alle influenze
La ricettività, è divina quando ci si apre a tutto ciò che è superiore, al Bello, al Buono e al Vero, ossia a Dio, lasciando che
entri in noi. Diventa però disastrosa e satanica quando si trasforma in un carattere debole, incapace di resistere alle influenze
esterne. La stessa resistenza alle influenze, però, permette di opporsi alle forze di basso livello: se questa resistenza, però, si
oppone alle energie superiori e divine, diventa "isolamento satanico".


Obbedire - Regnare
Chi vuol crescere spiritualmente deve obbedire alla volontà divina; sia che questa si manifesti direttamente che attraverso
altre persone, e deve imparare a riconoscerla. Come? Esaminate se quanto vi è chiesto o ciò che vi motiva dall'interno
corrisponde al Bello ed al Buono, ovvero alla Verità. Dio ci parla per mezzo delle nostre convinzioni più profonde, ed a
queste dobbiamo obbedienza assoluta: obbedire a qualcuno contro i nostri principi, per viltà, per timore, per essere gentile o
per trarne vantaggi materiali, equivale infatti ad essere servili, il che è satanico.
Chi, anziché sottomettersi umilmente alla volontà divina, segue le richieste delle potenze terrene, o considera importanti
solo le cose materiali, usa l'obbedienza nel peggiore dei modi e annulla in sé la voce del divino che desidera guidarlo.

Regnare, significa prendersi la responsabilità di guidare di coloro che sono più deboli o ignoranti di noi. L'amore universale
dovrebbe essere la motivazione di base, ed il rispetto della libertà altrui la sua naturale conseguenza. Colui che impone la
propria volontà agli altri, violando il loro libero arbitrio, trasforma le qualità divina del "regnare" in una "tirannia" satanica.


Umiltà - Fiducia in se stessi
Se vuoi servire bene il grande piano di redenzione della terra, non devi mai dimenticare che non vivi e non lavori con le tue
proprie forze, ma che ogni energia viene da Dio e tutte le forze che manifesti ti vengono dal tuo Sé superiore, da Dio.
Ricorda sempre che la tua persona è solo una sembianza e che il tuo vero essere, l'unica realtà eterna in te, è Dio!
Devi comportarti con umiltà davanti al Se supremo che ti anima; davanti alla tua parte divina. Devi prendere coscienza del
fatto che tutte le qualità belle, buone ed autentiche Gli appartengono, che spetta a te manifestarle, ovvero agire in conformità
alla divina volontà che ti suggerisce le scelte migliori.
La fiducia in te stesso, deriva dalla fiducia in Dio, non nelle tue sembianze o nella tua persona. La qualità divina della
fiducia in se stessi è indispensabile ad ogni attività creatrice, e nasce da una relazione interiore con la divinità. Quando una
persona pensa che tutte le sue qualità e le sue forze appartengono a lei sola e non a Dio, la divina fiducia in se stessi diventa
allora "presunzione" satanica.


Rapidità di decisione - Incapacità di decidere
Chiunque collabori al grande Piano, deve poter prendere le decisioni con una grande velocità; deve imparare a scegliere
senza esitare la migliore possibilità che gli viene offerta. Possono presentarsi situazioni in cui un istante di ritardo può
significare perdere un'occasione unica. Quando riesci ad agire rapidamente, con presenza di spirito e concentrazione, la
rapidità della tua decisione è divina.
Quando, invece, si agisce affrettatamente, senza riflettere, senza concentrazione, allora questa "rapidità divina" diventa
"precipitazione satanica". Ecco perché devi coltivare la ponderazione. Prima di ogni scelta devi, controllando la tua natura
inferiore alquanto precipitosa, lasciare che la decisione maturi dentro di te. A volte, per riconoscere la volontà di Dio, è
necessario del tempo, ma quando questa riflessione dura troppo e diventa un alibi per "non fare", la "ponderazione" diventa
una "incapacità di decidere" satanica.


Accettare tutto - Saper discernere
Chi vuol servire il Piano divino, deve apprendere ed accettare tutto ciò che il destino gli offre. Le degradazioni e le
umiliazioni di questo mondo, infatti, non potranno mai ridurre né distruggere i suoi valori interiori; così come le lodi degli
ignoranti o degli opportunisti nulla potranno aggiungere a ciò che egli è. Resterà sempre ciò che è, sia che lo coprano di
umiliazioni oppure di gloria.
Pertanto, impara ad essere contento in ogni circostanza, ed accettare imperturbato sia le critiche che gli elogi. Può accadere
che il tuo lavoro per i Maestri richieda una vita in povertà o che ti metta a disposizione una grande fortuna. In entrambi i
casi dovrai accettare ciò che ti viene dato e considerarlo come un mezzo per servire il Piano di evoluzione. Se tu saprai
accettare tutto senza che ciò alteri il tuo atteggiamento interiore: allora il tuo "accettare tutto" è divino.
Tuttavia, devi anche saper difenderti. Pertanto se sul tuo cammino incontrerai difficoltà, insulti o umiliazioni, chiedi al
Signore di aiutarti a capire che cosa devi imparare e, se necessario, sappi difendere il grande Piano. Se lascierai tutto e ti
ritirerai nel silenzio, trasformerai l'accettazione divina in una "indifferenza apatica" o in una vile "mancanza di carattere".
Fai in modo di scegliere sempre ciò che c'è di meglio, non accontentarti mai di ciò che è inferiore: devi saper discernere "il
bello dal brutto", il "buono dal cattivo", il "vero dal falso", il divino dal satanico. Chi non è capace di un perfetto
discernimento è inutili nei confronti del Piano divino.


Coraggio - Prudenza
Chi vuol essere utile, deve poter "combattere" con tutte le sue forze. Con la spada della verità, deve lottare contro le forze
delle tenebre e dell'errore per ristabilire la volontà del Padre sulla terra. Essere "pronti ad una lotta", nobile e coraggiosa,
non deve comunque degenerare in un costante "atteggiamento litigioso".
Il tuo coraggio dev'essere incrollabile; non devi temere nessun pericolo. Con il tuo coraggio, devi far fronte a tutte le
difficoltà e rispondere ad ogni attacco diretto contro ciò che è divino. Ma questo "coraggio" divino non deve degenerare in
un "audace rischiare", da rompicollo.
Non dimenticare mai, che la lotta che sei chiamato ad intraprendere è fatta con armi spirituali; solo esse, infatti, potranno
riportare la pace sulla Terra. Lo scopo della tua lotta dovrà sempre essere diretto a riunire ciò che è stato separato e
ristabilire la pace fra i combattenti. Il tuo amore per la pace non dovrà mai diventare l'atteggiamento negativo di chi "rifiuta
la lotta" per viltà o per comodità.
Se vuoi essere utile alla redenzione della Terra, devi imparare ad essere prudente e saper comprendere quando e dove questa
divina qualità può essere applicata. La "prudenza" può salvarti, e può salvare molti altri da grandi pericoli, dal male e da
inutili sacrifici. Una prudenza eccessiva, comunque, tende a paralizzare; e quando è accompagnata dalla mancanza di
fiducia in Dio, la "prudenza divina" diventa un "debolezza" satanica .



Non avere possessi - Disporre di tutto
Chi collabora con il grande Piano divino deve anche imparare a staccarsi da tutto. Che la tua missione ti richieda la massima
povertà o la più grande ricchezza, sii sempre cosciente del fatto che nulla è mai tuo, tutto appartiene a Dio. Sappi comunque
che lavorando per i Maestri essi faranno in modo che tu abbia sempre il necessario per svolgere la tua missione. Non
preoccuparti per le tue necessità materiali: riceverai esattamente ciò di cui hai bisogno. E se anche dovessi essere molto
ricco, ricorda nella tue coscienza che non possiedi nulla.
Comunque non arrivare mai a disprezzare il lavoro, il tuo corpo o le cose materiali. Esiste una legge per cui per avere
qualcosa, anche il solo necessario, è pur sempre necessario che tu facci qualcosa; non puoi chiedere al tuo prossimo o ai
Maestri che ti mantengano mentre tu te ne stai a poltrire nelle comodità!
Sii pienamente cosciente del fatto che, fintanto che resti sulla terra, devi venire a patti con la materia, non puoi andare
contro la materia o vivere senza di essa. E' perciò necessario, che tu sappia acquisirla, conservarla, controllarla ed utilizzarla
correttamente. In caso contrario sarai alla mercé delle potenze terrene, sotto il loro controllo, e non avrai più la possibilità di
svolgere la tua missione in modo indipendente. Fai però attenzione che questa qualità divina che ti permette di controllare la
materia, non si trasformi in una sete di potere egoista e satanico.


Non avere attaccamenti - Fedeltà, lealtà
Quale operaio di questa grande Causa, non devi attaccarti né a cose né a persone. In ogni individuo, anche cattivo, sappi
riconoscere ciò che vi è di divino, di terreno, di demoniaco: non attaccarti a nessuna persona, ma, per ognuno, sappi amare il
divino, tollerare il terrestre ed evitare il demoniaco. Se la tua missione lo richiederà dovrai saper abbandonare l'essere a te
più caro senza alcuna esitazione. Ciò che tu ami in lui è la parte migliore, "quella divina", e questa parte non ti verrà mai a
mancare. Adoperati, comunque, affinché il "non attaccamento" non diventi "insensibilità" o "indifferenza" verso il tuo
prossimo.
Pur senza attaccamento devi essere fedele ai Maestri ed alle persone con cui condividi la vita perché anch'essi sono
strumenti divini. Se coltiverai fedeltà, rispetto e lealtà verso i tuoi Maestri e verso i tuoi collaboratori, non succederà mai
che il tuo sentimento si trasformi in adorazione e neppure in "culto della personalità".


Farsi notare - Passare inosservato
Se vuoi essere utile alla grande Causa, devi coltivare l'arte di padroneggiare la tua personalità (corpi fisico, astrale e
mentale, n.d.r.), ed usarla come un obbediente strumento. Se ti troverai a dover parlare ad un gruppo di persone, non temere
di utilizzare i tuoi talenti e le tue facoltà ma, grazie ad essi, aiutale a comprendere i misteri della vita e crescere
spiritualmente. Fa in modo che il tuo comportamento, sia con i movimenti delle mani, con l'espressione degli occhi che con
le tue parole persuasive, aiuti il gruppo a procedere nel cammino evolutivo.
Devi saper comparire in pubblico senza vergogna ne complessi, però l'assenza di queste qualità non devono risvegliare in te
il "demone della vanità", né tantomeno trasformarti in un saccente arrogante. Se il pubblico ti fa' complimenti per il tuo
intervento, sia sempre presente nella tua coscienza il fatto che il successo non è dovuto alla tua persona, che non è altro che
un guscio vuoto, bensì da quel poco di divinità che sei riuscito a manifestare.
Se, pur essendo acclamato dal pubblico, non soccomberai alla vanità, allora non ti disturberà neppure il dover passare
inosservato o fare il tuo dovere in modo anonimo. Che questo modesto "restar nell'ombra", non crei però in te il "complesso
della Cenerentola". Infatti la dignità umana deve restare sempre presente in cuor tuo.


Disprezzo della morte - Rispetto della vita
Onde partecipare validamente al Piano divino, devi comprendere ed accettare pienamente la morte del corpo fisico; devi
avere la fermissima convinzione che il tuo vero essere non morirà mai. Quando il tuo corpo sarà consunto, il tuo spirito se
ne libererà. Se, nella tua coscienza, sai di essere uno spirito immortale, saprai far fronte a qualsiasi missione pericolosa,
senza alcuna paura.
Attenzione, però, che questo "disprezzo per la morte" non si trasformi mai in una sottostima, quasi "un disprezzo della vita"
che devi, invece, rispettare sopra di ogni cosa. La vita è Dio e in tutto ciò che vive si manifesta la Sua vita. Evita pure di
esporti al pericolo senza un valido motivo: apprezza la vita che scorre nel tuo corpo, vivi con gioia; ma che questa gioia di
vivere non divenga il solo scopo di vivere, e non degeneri in "sensualità".


Amore - Indifferenza
Se vuoi amare davvero devi rinunciare al tuo punto di vista, così come alle tue preferenze ed ai tuoi sentimenti personali:
"amare davvero" significa infatti amare come ama Dio, amare tutto e tutti, senza distinzione o discriminazione!. E' l'amore
del sole che illumina tutti, non importa se ricchi o poveri, belli o deformi, stupidi o intelligenti; la prima qualità dell'amore
divino è infatti l'imparzialità. Il fatto che le persone siano belle o brutte, buone o cattive, false o sincere, deve esserti del
tutto indifferente: devi saperle amare tutte con lo stesso amore.
Se irradierai quest'amore, imparziale e completo, verso ogni creatura vivente, allora sarai arrivato al punto di considerare
ogni cosa dal punto di vista del Tutto. Impara a difendere l'interesse generale anche se esso differisce dai tuoi interessi
personali, senza considerare se ciò può tornare o meno a tuo vantaggio.

Devi imparare che la bellezza può esistere perché esiste la bruttezza Sono solo due valori diversi su una stessa scala, così
come il caldo ed il freddo sono due valori dello stesso termometro. Non ci avevi mai pensato? Se non vi fossero delle
qualità gemelle l'uomo non avrebbe alcun punto di riferimento!
A volte il tuo amore impersonale ti richiederà persino di essere crudele, quando, ad esempio, potrai aiutare l'evoluzione
dell'anima di una persona amata solo a prezzo del suo benessere terreno. Se una persona a te molto cara, è malata magari
gravemente, o si trova in serie difficoltà, e non ascolta i tuoi suggerimenti, devi imparare ad accettare la sua libertà di scelta.
Non hai infatti alcun diritto di intervenire, neppure con una terapia spirituale, sarebbe comunque una violazione della sua
libertà individuale.
Per aiutare qualcuno, devi prima di tutto considerare la salvezza della sua anima, non il suo benessere materiale e fisico. E'
meglio, per un'individuo, essere rovinato materialmente o fisicamente, persino morire, piuttosto che perdere l'anima. E devi
anche lasciare che gli altri agiscano a modo loro, e non forzarli mai a fare qualcosa. Prendi l'esempio da Dio, che non si
immischia mai negli affari degli uomini, ma consente loro la piena libertà di scelta. Quest'amore impersonale e divino, non
dovrà mai indurirsi e diventare "insensibilità", e neppure fornirti un alibi per non soccorrere qualcuno che si trova in
difficoltà.
Questa è la prova più difficile, perché richiede di sbarazzarsi di tutti i sentimenti personali ed agire come se non esistessero.
CONCLUSIONE
E' solo quando si è padroni delle 12 paia di qualità gemelle, che si può riconoscere la voce di Dio, con tale chiarezza e
certezza che, persino nei casi più difficili, si conosce esattamente quale scelta effettuare o come comportarsi.
Chi arriva a tal punto sbaglierà assai di rado e l'amore potrà irradiare da lui su tutti coloro che lo circondano. Tutto
l'universo potrà attingere al suo calore, alla sua luce ed alla sua forza. Sarà un essere collegato con la divinità e la sua
coscienza sarà permeata da quella di Dio. Egli potrà nuovamente assaporare i frutti dell'albero della vita e farne partecipi
coloro che lo ascolteranno.
Chi avrà modo di ascoltare, le sue parole le imprimerà nella sua anima in modo così profondo da identificarsi con il loro significato;
questo insegnamento, infatti, lo trasformerà radicalmente.
BIBLIOGRAFIA
Questo brano è tratto da: "Iniziazione: memorie di un'Egizia",
di E. Haich, Edizioni ARISTA.


domenica, maggio 15, 2011

Il Fiore di Loto


Tu puoi diventare un fiore di loto
Il fiore di loto è uno dei fenomeni più miracolosi che esistano, ecco perchè in Oriente è diventato il simbolo della trasformazione spirituale. Il Buddha è seduto su un loto, Visnhu è in piedi su un loto. Come mai? Perché il fiore di loto racchiude in sé un valore simbolico di estrema importanza: cresce nel fango. È simbolo di una trasformazione, è una metamorfosi. Il fango è sporco, potrebbe puzzare; il loto è fragrante, ed è affiorato da un fango puzzolente. Esattamente nello stesso modo, la vita comune è fango immondo, ma in essa è nascosta la possibilità di diventare un fiore di loto. Il fango può essere trasformato, tu puoi diventare un fiore di loto. Il sesso può essere trasformato e può diventare samadhi. La rabbia può essere trasformata e può diventare compassione. L’odio può essere trasformato e può diventare amore. Tutto ciò che ribolle in te e che in questo momento sembra qualcosa di negativo può essere trasformato. La tua mente rumorosa può essere svuotata e trasformata, allora diventa una musica celestiale.



pianta acquatica perenne, originaria dei tropici asiatici, del genere Nelumbo della famiglia delle ninfacee. Sbocciava nelle paludi e negli stagni ancora prima della comparsa dell’uomo; è citato in testi sacri come l’Antico Testamento, lo Shi-Kin (Libro di Canti Cinesi) e il Kojiki (antiche leggende del Giappone). Come la rosa per l’occidente, il loto è per l’oriente il più significativo e importante tra i simboli floreali, ricco di significati e riferimenti: ha un forte valore spirituale per via della sua particolarità di affondare le radici nel fango e di distendersi sulla superficie delle acque stagnanti, uscendo da esse immacolato e bellissimo; rimane, inoltre, asciutto anche se vive nell’acqua: per questo è il simbolo di chi, come il bodhisattva, vive nel mondo senza esserne contaminato, rimanendo imperturbabile tra gli affanni della vita; insegna che la bellezza può scaturire perfino dalle cose più vili. In India simboleggia fertilità, prosperità e longevità. Si dice che Brama, il creatore dell’universo, sia emerso da un fiore di loto. Il fiore era apprezzato anche per le sue proprietà curative: era usato come rimedio per i disturbi ai reni e allo stomaco; le foglie, invece, per fermare le emorragie. Nella letteratura sanscrita gli si paragonavano gli occhi di una donna per onorarne la bellezza. Il fiore di loto si chiude la notte e si apre all’alba: simboleggia l’aprirsi della mente al divino, la rinascita e, quindi, della vita eterna.
Il popolo Egizio lo considerava il simbolo dell’eloquenza, della speranza, e della rinascita. I suoi petali venivano pertanto posti nelle parti intime delle mummie delle donne, proprio come simbolo di purificazione e di rigenerazione. Il loto, dunque, rappresenta l’auto-creazione, la nascita della terra dal caos e, nello stesso tempo, la luce e l’ordine, l’aspetto evolutivo del mondo e degli uomini. Infatti secondo la loro antica cosmogonia, dal bocciolo di un fiore di loto nacque Ra. Il dischiudersi del bocciolo illuminò di luce divina le acque limacciose del Nun (il Caos Informe) che si ritirarono mostrando la terra asciutta. Ra se ne compiacque e salì verso le stelle per diventarne la più luminosa ed illuminare la terra che aveva appena creato. Egli divenne Aton, il disco solare. Ora non vi era più solo Caos ed Oscurità, poiché Ra aveva portato Luce ed Ordine nel mondo.
L’offerta del fiore di loto era considerata un atto sacro, per cui essa compare spesso nell’arte. Nelle scene di dipinti e rilievi si pone il loto in mano ad una donna e lo si offre poi sugli altari. Sulla tavola delle offerte, tra tutti gli oggetti e gli alimenti indispensabili per l’aldilà, ci sono anche i fiori di loto.
Presso i Greci era ritenuto il “fiore dei fiori”, nato dal sacrificio della ninfa Lotis la quale, piuttosto che cedere alle insane voglie del satiro Priapo, preferì gettarsi nelle acque di un fiume. Con i suoi petali si adornavano la fronte le giovani spose e le regine.
I Romani lo consideravano un simbolo di rigenerazione e di unione; lo chiamavano “junonia rosa”, in onore di Giunone, la regina degli dei olimpici.





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sabato, maggio 14, 2011